San Benedetto in Piscinula

 

Un minuscolo angolo di fede medievale a Roma

 

 

Lasciamoci stupire da un luogo davvero inaspettato, tanto piccolo quanto denso di memoria!

A Roma si trovano chiese di ogni formato.

Prevalgono, nella memoria dei turisti e dei romani più frettolosi, le chiese più grandi, quelle che fanno colpo.

Le prime a fare colpo sono le famose Sette Chiese, che compongono un famoso itinerario spirituale e devozionale.

Parliamo delle quattro basiliche maggiori (San Pietro, Santa Maria Maggiore, San Giovanni e San Paolo Fuori le Mura) e delle tre basiliche minori (San Sebastiano sulla via Appia, Santa Croce in Gerusalemme e San Lorenzo Fuori le Mura).

 

A fronte di queste e di numerosissime altre chiese grandiose e ricche di opere d’arte, esistono a Roma molti piccoli angoli di culto quasi nascosti che, una volta trovati, ti accolgono dandoti la sensazione di essere una tua personale conquista.

 

Questo è il caso della minuscola chiesa di San Benedetto in Piscinula.

 

San Benedetto in Piscinula, interno. Foto da AraldidelVangelo

 

 

La chiesa si trova in Trastevere ed è un vero gioiellino.

Come trovarla?

Appena attraversata l’Isola Tiberina, si supera il Ponte Cestio e si raggiunge il Lungotevere.

Di fronte, tra le automobili, occhieggia già un’affascinante prospettiva medievale, che si apre in una piazzetta: piazza in Piscinula.

La piazza, come la chiesa, si chiama così per richiamare un’antica memoria non certissima, forse legata alla presenza, in quest’area, dei ruderi di piscine termali romane.

In un angolo della piazza, la chiesetta si presenta con una modesta facciata neoclassica, ma all’interno ha conservato il suo aspetto romanico e tutta la stupefacente atmosfera di un piccolo oratorio medievale.

La facciata della chiesa romanica fu sostituita prima da una facciata seicentesca e poi da questa neoclassica nel 1844 ad opera della famiglia Massimo e su progetto di Pietro Camporese il Giovane.

In origine doveva esserci qui il nartece, ossia il tipico portico a colonne della chiesa romanica.

Questo angolo di Roma ci riporta alla memoria la storia di San Benedetto da Norcia, fratello di Santa Scolastica.

Egli era nato a Norcia da una nobile famiglia di origine romana, appartenente alla antica gens Anicia, intorno al 480, subito dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente.

Suo padre, Eutropio, ricopriva la carica di Console e Capitano Generale dei Romani nella regione di Norcia, mentre la madre era Abbondanza Claudia de’ Reguardati di Norcia.

Date le nobili origini, Benedetto venne mandato a studiare a Roma, all’età di dodici anni, avviandosi agli studi letterari e giuridici, accompagnato dalla nutrice Cirilla, cui era stato affidato dopo la morte della madre, con la sorella Scolastica

L’esperienza romana fu breve.

 

La città gli appariva corrotta e dissoluta

 

Quindi a diciassette anni se ne andò per rifugiarsi in un territorio della valle dell’Aniene, oggi corrispondente ad Affile.

Di qui in avanti si aprì la sua vicenda gigantesca di monaco santo che lo portò a compiere miracoli, a elaborare la regola monastica benedettina, a fondare monasteri.

Ma tornando agli anni romani, sappiamo che Benedetto abitò probabilmente nella domus Aniciorum, proprietà del padre, in Trastevere.

Sappiamo che la sua giovane fede lo portava a cercare luoghi di preghiera solitari.

Proprio dove ora è la chiesetta di San Benedetto in Piscinula, c’era una piccola cella dove Benedetto si rifugiava in preghiera.

 

Ebbene, la Cella Benedicti c’è ancora ed è conservata presso la chiesa.

Si tratta di un luogo minuscolo e molto stretto cui si accede attraverso un portale cosmatesco.

L’origine della chiesa di San Benedetto in Piscinula è strettamente legata a questa cella.

 

Cella di San Benedetto. Foto da Miaroma.it

 

Nel secolo VIII, accanto a questo santo luogo dove il giovane Benedetto pregava, fu costruito un oratorio.

Nel 1084 l’oratorio subì, come tutta Roma, il saccheggio di Roberto il Guiscardo e poi nel 1192 venne costruita la chiesa romanica, dapprima dedicata alla Madonna e in seguito intitolata a San Benedetto.

Dunque, ecco a Roma una memoria importante e semisconosciuta del passaggio di questo santo tanto antico e tanto importante.

Non si può perdere l’occasione di entrare, come piccoli conquistatori, in questo minuscolo scrigno sospeso nel tempo.




Lo strano caso dell’extraterrestre che è in te

Desta l’extraterrestre che è in te

Incontri ravvicinati con l’implacabile, aliena bellezza del Fontanone di Roma

 

Fontanone in notturna.
Pinterest

 

C’è in noi un’anima “extraterrestre”

Un’anima, cioè, che sa guardare il mondo con occhi nuovi.

Ed è un’anima molto sapiente.

Anche se non ce ne accorgiamo, essa ci abita e sa quando emergere, aprendo il nostro sguardo e lasciandoci poi immersi nello stupore.

 

Lo spirito camminatore

Destare l’extraterrestre che è in noi si può ed è un’esperienza ludica che di questi tempi fa molto bene: ve la consiglio.

Non è poi così difficile: un modo è lasciarsi guidare dal proprio spirito camminatore, che sa sempre come raggiungere, nelle sue vicinanze, un luogo sospeso tra spazio e tempo.

Un luogo eletto, magari conosciuto da sempre, ma da vivere come un’esperienza totalmente nuova.

E noi, sospesi sul cielo di Roma in un’atmosfera straniante, intraprendiamo la nostra esperienza da extraterrestri.

 

Er Fontanone

Siamo sopra Trastevere, presso l’alto colle del Gianicolo, di fronte alla Mostra terminale dell’Acquedotto Traiano-Paolo, chiamata dai Romani “er Fontanone”.

Certo, questo non è proprio un luogo “dimenticato”.

È invece famosissimo: un panorama mozzafiato giace ai piedi di questa spettacolare fontana, voluta dal papa Paolo V Borghese.

 

Fontanone – Mostra/Fontana dell’Acquedotto Traiano-Paolo.
Wikipedia

 

Sospensione spazio-temporale

Entriamo in un vero e proprio vortice di sospensione spazio-temporale…

Come veri visitatori alieni, giriamo lentamente su noi stessi, in preda a un’emozione sconvolgente.

A 360 gradi ci avvolge un’implacabile, superba bellezza, indifferente a ogni umana miseria.

Ci raggiunge, come un’eco lontana, la suggestiva melodia sacra che, nelle prime scene del film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, sfocia in un tragico epilogo, con il turista giapponese colto da infarto mentre scatta una foto al sublime, indescrivibile scenario di Roma.

Il Fontanone è per sua natura una grandiosa scena teatrale: il simbolo perfetto della Roma papale e barocca.

Il messaggio di un potere ecclesiastico grandioso e temibile arriva chiaro anche all’extraterrestre che è in noi, trasmettendo vibrazioni, suoni, profumi, luci che hanno un sapore eterno.

 

Draghi e aquile

Fontanone. Particolare del Drago, emblema del Papa Paolo V Borghese.
Roma interactive

Draghi e aquile, gli emblemi del papa Paolo V Borghese, si rincorrono ripetutamente sul monumento.

Nel 1612 il papa volle ripristinare l’antico acquedotto di Traiano, che dal 109 d.C. portava l’acqua a Roma per l’approvvigionamento idrico dell’area di Trastevere, partendo dal Lago di Bracciano.

Purtroppo, i condotti antichi erano stati “tagliati” e resi inutilizzabili più volte durante le invasioni dei barbari a Roma, a cominciare dall’assedio del 537 da parte di Vitige, capo dei Goti.

L’antica, crudele regola era infatti questa: se vuoi conquistare una città, la devi assetare.

L’acquedotto, dunque, venne ripristinato dopo 10 secoli e prese il nome di Acqua Paola, dal papa Paolo V.

La realizzazione della grande mostra terminale dell’acquedotto Traiano-Paolo fu affidata agli architetti Giovanni Fontana e Flaminio Ponzio e allo scultore Ippolito Buzio.

L’opera presenta cinque arcate monumentali, incorniciate ai lati da colonne e in alto da una grande iscrizione dedicatoria.

Come per tantissimi monumenti della Roma dei papi, per realizzare il Fontanone furono utilizzati materiali di reimpiego presi da solenni opere della Roma antica ormai decaduta.

I marmi vengono dal Foro Romano e dal Foro di Nerva.

Le colonne in granito giungono dall’antica Basilica di San Pietro.

 

Il Fontanone – uno sguardo dall’interno.
EventiRoma

 

Profumo di pane

Intanto, alle nostre narici aliene giunge un leggero profumo di pane che, incredibilmente, arriva qui in alto, salendo da qualche forno trasteverino.

E’ tempo di tornare terrestri, di lasciarsi alle spalle questa meravigliosa quinta teatrale per scendere verso Trastevere, alla ricerca di un buon pezzo di pizza…