Zero day, la nuova serie thriller sulla sicurezza informativa

Zero day, miniserie creata da Eric Newman, Noah Oppenheim e Michael Schmidt e diretta da Lesli Linka Glatter, ha fatto il suo debutto su Netflix il 20 febbraio scorso, generando parecchie discussioni.

Connessa al tema della sicurezza informatica, ci mostra un’America alle prese con eversione e terrorismo. George Mullen, ex-presidente, è chiamato a risolvere una situazione critica per il Paese: un attacco informatico terroristico, che ha colpito ogni dispositivo elettronico e provocato la morte di migliaia di vittime. 

La serie, che rappresenta uno dei thriller politici più realistici degli ultimi anni, è capitanata da una star del cinema: Robert De Niro, che torna agguerrito, come ai vecchi tempi, in un ruolo notevole. L’attore non ha certo perso la sua maestria, interpretando un uomo afflitto da preoccupazioni e paure, ma allo stesso tempo risoluto e intenzionato a porre fine, al più presto, agli attacchi che stanno mettendo a repentaglio il Paese, tentando di lottare per distinguere le illusioni della sua mente dai fatti reali.

Già dal titolo capiamo a cosa andremo incontro, in quanto lo Zero day è, in effetti, un attacco che si verifica quando i malintenzionati accedono ad un sistema sfruttando una vulnerabilità della sicurezza in un programma software, lasciando al programmatore zero days, cioè nessun tempo, per risolvere il problema.

Oltre ad avere un cast eccezionale e una trama intrigante, Zero day ha senza dubbio una sceneggiatura di alta qualità, che rende la serie ricca di tensione e suspense. Inoltre, ci mostra come la nostra identità reale sia ormai vittima di quella digitale e come un attacco di questo tipo potrebbe mettere in ginocchio qualsiasi nazione. 

Il rischio della serie, tuttavia, è quello di risultare, per alcuni, difficoltosa da capire e a tratti monotona. Lo spettatore, infatti, soprattutto se non si intende di temi simili, fatica a capire determinati termini, tecnologie e ideologie. Rimane, invece, una serie avvincente per chi ha più familiarità e interesse per queste tematiche. 

Dunque, Zero day è di sicuro tra le serie, oggettivamente, più ben riuscite dell’anno, tralasciando i propri gusti personali. Mette in guardia su un problema attuale e verosimile, mostrando il peso della sicurezza informativa in un mondo schiavo della tecnologia. 

Virginia Porcelli




Carry-On, il nuovo action-thriller natalizio

Ormai ci avviciniamo sempre di più alla fine di questo 2024 e quello che possiamo dire per certo è che è stato di sicuro l’anno del genere thriller. Dai film alle serie tv, il pubblico è sempre più appassionato a storie di questo tipo, che inevitabilmente finiscono sempre tra i contenuti più visti. 

Questa volta è il turno di Carry-On, action-thriller natalizio diretto da Jaume Collet-Serra, che acquisisce una popolarità immediata. Rilasciato il 13 dicembre scorso infatti, è diventato il film più visto al debutto su Netflix del 2024, totalizzando ben 42 milioni di visualizzazioni in soli cinque giorni. 

La storia è quella di Ethan, giovane addetto ai bagagli dell’aeroporto di Los Angeles che, nel giorno della Vigilia di Natale, viene ricattato da un uomo per far imbarcare una pericolosa valigia su un volo. 

Il film vede come protagonista Taron Egerton, attore e cantante gallese famoso per il suo ruolo nei film “Kingsman”, che qui dà sicuramente il meglio di sé, regalandoci un’interpretazione magnifica. Ad affiancarlo sono poi Sofia Carson, fidanzata amorevole e coraggiosa e Jason Bateman, il villain crudele e sadico della storia. Tutti volti conosciuti, ma che hanno in questo caso dei ruoli particolari, dovendo far trapelare l’agitazione e la paura che, solo chi si trovasse a scegliere tra la vita della propria persona amata e quella di altre 250 persone, potrebbe capire. 

Cos’altro dire se non che questo film è senz’ombra di dubbio tra i meglio realizzati di quest’anno. Avvincente e scorrevole, Carry-On è talmente ricco di tensione e colpi di scena che non si riesce a distogliere lo sguardo dallo schermo nemmeno per un attimo, se non per i titoli di coda. Trasporta lo spettatore in un vortice da cui non riesce ad uscire, lasciandolo immedesimarsi nei personaggi e nella vicenda, e, in più, stupisce per la creatività del regista, che riesce con spazi ridotti a costruire un film più che valido e, soprattutto, originale. 

Insomma, questo film è a dir poco sorprendente ed è molto probabile che, visto il grande successo in così pochi giorni, acquisisca sempre più popolarità. 

Si consiglia quindi la visione a chi vuole vivere l’atmosfera natalizia, anche se in un modo un po’ diverso, e a chi vuole sentirsi eroe per una sera.


Virginia Porcelli




Come uccidono le brave ragazze, la nuova serie thriller tratta dalla trilogia di Holly Jackson

Senza dubbio tra le serie più attese, “Come uccidono le brave ragazze”, thriller tratto dal libro omonimo di Holly Jackson, ha fatto il suo debutto su Netflix proprio il primo agosto, ottenendo un successo straordinario.

La promettente studentessa Pip Fitz-Amobi decide di riesaminare per un progetto scolastico un caso di omicidio che ha coinvolto la sua città cinque anni prima: la scomparsa di Andie Bell e il suicidio del suo fidanzato, presunto assassino, Sal Singh. Cominciando a scavare nel passato, la protagonista si troverà dunque di fronte a numerosi nuovi indizi, motivo per cui lei stessa si troverà in pericolo.

La nostra giovane e curiosa Pip è interpretata nientemeno che da Emma Myers, che certamente quasi tutti conosceranno per il ruolo di Enid in Mercoledì. L’attrice è perfetta per dare un volto all’investigatrice che aveva già fatto innamorare mille lettori da tutto il mondo, mostrando al pubblico la determinazione e il coraggio necessari per spingersi sempre più verso la verità.

Quanto all’ambientazione della serie, i luoghi ripresi colpiscono per la loro bellezza. Le riprese infatti hanno avuto luogo interamente ad Axbridge, la città più piccola del Somerset, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

Nonostante le solite critiche dei lettori affezionati, secondo i quali la serie trascurerebbe alcuni dettagli approfonditi invece nel libro e giungerebbe troppo presto alla risoluzione del caso, i sei episodi sono molto coinvolgenti e scorrono piuttosto velocemente. È inevitabile infatti, quando si tratta di adattare un romanzo ad un prodotto cinematografico, dover omettere e trascurare qualcosa, ma ciò non toglie nulla alla sua riuscita.

Si consiglia dunque la visione agli appassionati del mistero, per cui sarà sicuramente difficile episodio dopo episodio staccarsi dallo schermo senza pensare di continuo a chi davvero possa essere il colpevole della scomparsa di Andie Bell.

Virginia Porcelli




Eric, il nostro mostro interiore

Il 30 maggio 2024 esce su Netflix Eric, la nuova miniserie creata da Abi Morgan e con protagonista Benedict Cumberbatch, diventando uno tra i contenuti più visti in Italia.

La serie porta sullo schermo l’incubo di tutti i genitori: perdere il proprio bambino. In questi sei episodi ci viene infatti mostrato il dolore e la disperazione di Vincent e Cassie, coppia in crisi, alla scomparsa del figlio di nove anni Edgar. Vincent in particolare, famoso burattinaio di New York, si spingerà oltre i propri limiti per recuperare il bambino, trasformando i suoi disegni in un mostruoso pupazzo di nome Eric.

Per interpretare il ruolo del padre di Edgar, protagonista della storia, è stato appositamente scelto l’attore premio Oscar Benedict Cumberbatch, che ci lascia sbalorditi ancora una volta. La naturalezza ed espressività dell’attore è infatti impressionante e destabilizza lo spettatore, che non sa se provare per lui compassione o se invece dargli contro. Cumberbatch è poi affiancato da Gaby Hoffmann, la quale anch’essa impersona una madre sull’orlo dello sfinimento.

Tutti di noi, guardando la serie, ci saremo chiesti se si trattasse di una storia vera e la risposta fortunatamente è no. Tuttavia sembra che la storia di Eric, ambientata nella New York degli anni ’80, sia ispirata alla sparizione di Etan Patz, bambino di sei anni scomparso nel ’79 mentre andava a scuola e mai più ritrovato. La vicenda sconvolse particolarmente la città e fece sì che sempre meno genitori lasciassero i figli incustoditi nella Grande Mela.

“Questa è una storia su persone che trovano la propria casa”, dichiara Cumberbatch in un’intervista riferendosi al tema principale della nuova miniserie. Che si tratti di un bambino o di un senza tetto, Eric è incentrata sul trovare il proprio posto e dunque, oltre a presentarci una realtà in cui non si può lasciare il proprio figlio camminare da solo per appena due isolati, ci viene anche mostrato quanto la povertà spinga le persone a far di tutto pur di garantirsi una posizione più agiata.

Insomma, questa nuova serie dal genere thriller ci tiene letteralmente incollati allo schermo fin dal primo episodio, rendendoci impossibile staccarci senza avere mille pensieri per la testa. Ci tiene sulle spine nel corso dell’indagine e allo stesso tempo ci fa commuovere per il tema significativo dei legami familiari.

È dunque un contenuto da non perdere se si è amanti del mistero e soprattutto se anche noi ogni giorno combattiamo con il nostro mostro interiore.

Virginia Porcelli




The Outfit, nulla è come sembra

The Outfit, thriller del 2022 diretto da Graham Moore, è sbarcato solo nel mese maggio su Netflix, riscuotendo un particolare successo.

Il film, ambientato nella Chicago degli anni ’50, ci mostra le mosse astute del sarto Leonard per sopravvivere ad un gruppo di mafiosi in una fredda notte in bottega.

Senza dubbio gli attori protagonisti invogliano il pubblico alla visione. All’interno del cast vi sono infatti Mark Rylance, Zoey Deutch e Dylan O’Brien. Rylance ci strega con la sua interpretazione esemplare, mantenendo sempre un’aria inquietante a causa della sua estrema calma. In quanto agli altri due giovani attori, anch’essi non si smentiscono di certo.

Moore, tra l’altro, che aveva già vinto l’Oscar del 2015 per la sceneggiatura di The Imitation Game, ha affermato che la vicenda rappresentata è ispirata ad una storia vera, più precisamente alla storia di suo nonno, un medico che aveva tra i suoi tanti pazienti il noto mafioso Jerry Catena. Il film nasce allora dal fascino del regista nei confronti di questo singolare rapporto, che lo aveva incuriosito fin da piccolo. Inoltre Moore, aiutato da Johnathan McClain nella stesura della sceneggiatura, è partito proprio da un’indagine reale del 1956 durante la quale l’FBI installò una cimice in una sartoria ed ha proseguito nel creare il personaggio di Leonard visitando diversi negozi a Savile Row per capire più a fondo azioni e pensieri di sarti professionisti.

Dunque non c’è molto altro da dire se non che The Outfit è sicuramente da recuperare se si amano i Gangster Movies. Il film ci tiene con il fiato sospeso per tutto il tempo attraverso un ritmo incalzante e inaspettati colpi di scena, mostrandoci quanto in realtà nulla sia come sembra.

Virginia Porcelli




Un inganno di troppo, il thriller che il pubblico ama

Ormai sono sempre più le serie thriller lanciate da Netflix, che pare attirino particolarmente il pubblico trascinandolo in atmosfere cupe e misteriose.

Ecco, Un inganno di troppo, rilasciata il primo gennaio scorso, è senza dubbio una di queste, diretta da David Moore e tratta dal romanzo omonimo di Harlan Coben. La collaborazione tra lo scrittore e Netflix è infatti ormai ben nota, avendo la piattaforma già adattato e reso celebri diversi suoi lavori, tra cui, tuttavia, Un inganno di troppo si dimostra il più riuscito.

La protagonista, Maya Stern, torna in città dopo una missione militare, trovandosi a dover affrontare due omicidi: quello della sorella Claire e del marito Joe Burkett. Sarà quindi costretta a prendersi cura di sua figlia e allo stesso tempo a indagare sui due casi, turbata ancora dallo stress post guerra.

Nonostante l’attrice principale, Michelle Keegan, non sia molto conosciuta, riesce con la sua interpretazione a portare la grinta e la forza femminili sullo schermo. Vediamo infatti in scena una donna estremamente determinata, che corre dei pericoli e non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere la verità e fare giustizia e che non ha paura a premere il grilletto se necessario.

La serie inoltre, è girata interamente in Inghilterra, nonostante il romanzo sia ambientato negli Stati Uniti. Le location utilizzate sono a dir poco mozzafiato, in particolare la grande tenuta della famiglia Burkett era già di gran lunga conosciuta e amata dal pubblico, essendo la celebre abitazione di Thomas Shelby e della sua famiglia in Peaky Blinders, una delle serie più di successo di Netflix.

Tuttavia, la popolarità della serie è certamente dovuta in primo luogo ai numerosi e scioccanti colpi di scena che si susseguono uno dopo l’altro dall’inizio alla fine, ma che raggiungono l’apice negli ultimi due episodi, per questo i più coinvolgenti. Lo spettatore si trova pervaso da interrogativi senza risposta e messo in discussione, ma soprattutto, si trova a rimanere sempre sorpreso tra situazioni ribaltate in continuazione a piacimento del regista.

Dunque, Un inganno di troppo è indubbiamente un titolo valido e si consiglia in particolare a chi, nella sua quotidianità, vuole assumere le vesti di detective e saziare la sua curiosità.

Virginia Porcelli

 

 

 

 




LUPA NERA di Juan Gómez-Jurado

LUPA NERA

Di Juan Gómez-Jurado

Fazi Editore

 

 

Tra i numerosi titoli letti in questa calda estate 2022, mi sono concessa un libro da ombrellone. Un thriller scritto facile, ma non per questo meno emozionante; pagine da divorare in riva al mare, senza che la radio dell’ambulante o gli schiamazzi dei bambini siano riusciti a distrarmi.

Questo perché Lupa Nera, il secondo della trilogia di Juan Gómez-Jurado, cattura dalle prime righe e non lascia il lettore fino alla fine, incalzandolo con un ritmo serrato e colpi di scena che si susseguono implacabili.

La scorsa estate avevo qui riportato le mie impressioni sul primo volume, Regina Rossa, e oggi vi restituisco quella che è la protagonista assoluta di una vicenda mozzafiato: Antonia Scott.

 

 

L’empatia per la disgrazia altrui ha un limite.

Oltrepassato il quale cominci a sentire che la sua sventura è un atto malvagio, la cui vittima sei tu. Non dice neanche questo.

Può darsi che Antonia Scott sia l’essere umano più intelligente del pianeta.

Ma questo non le dà la saggezza per sapere cosa fare né la forza per affrontarlo.

 

 

Juan Gómez-Jurado in Lupa Nera ha avuto la capacità e la bravura di creare un’accoppiata vincente affiancando ad Antonia, una donna dalle capacità speciali e uniche, Jon Gutierrez un gigante buono le cui inclinazioni omosessuali ne fanno un reietto del corpo di polizia cui appartiene da tanti anni.

Abbiamo quindi due persone che sono destinate alla solitudine proprio perché diverse, due che si incontrano e loro malgrado si legano di un affetto come pochi.

Lupa Nera ci regala anche momenti di tenerezza e ironia, piccoli petali di bravura sparsi qua e là per farci riprendere fiato durante la corsa.

Impossibile per il lettore non essere impressionato da Antonia Scott, alternando momenti in cui si ha quasi paura di questo fenomeno ai limiti del soprannaturale, a momenti in cui la si vorrebbe stringere tra le braccia per rassicurarla e difenderla da sé stessa e da chi le vuole male.

 

Una persona come Antonia, che vive segregata nella prigione del proprio cervello, percepisce con molta più chiarezza degli altri esseri umani una verità inappellabile.

Che i limiti del tuo linguaggio sono i limiti del tuo mondo.

Pur senza esprimerlo in questi termini, qualsiasi fanatico della lettura lo capisce in modo intuitivo, e per questo non legge mai abbastanza.

 

 

SINOSSI

 

Nel secondo della trilogia di Juan Gómez-Jurado, Antonia Scott e Jon Gutierrez sono ancora alla ricerca di Sandra Fajardo quando Mentor li convoca per un altro caso al momento più pressante. Si tratta della scomparsa di Lola Moreno moglie di Yuri Voronin, tesoriere di un clan mafioso che opera nella zona di Malaga.

Per Antonia Scott restare viva non è mai stato così difficile.

 




LORO di Roberto Cotroneo

LORO

di Roberto Cotroneo

Ed. Neri Pozza

 

 

I fantasmi non sono soltanto esseri che hanno vissuto nel passato,

possono anche aver vissuto nella nostra fantasia, o nella fantasia di qualcuno.

E sono quelli più pericolosi, perché sono i fantasmi della mente.

 

Sono fermamente convinta che ognuno di noi, popolo di appassionati lettori, ogni tanto debba leggere un libro che parli di…fantasmi!

LORO è una di quelle storie che fanno stare con il fiato sospeso, dal ritmo che sale, ha un momento quasi di stallo, e poi continua a salire fino all’esplosione finale.

Non è una lettura impegnativa, ma la storia è originale e le due piccole protagoniste, due gemelle, risultano subito dei personaggi molto intriganti.

Leggendo questo scorrevole romanzo, non così facile e per niente scontato, ho nutrito dei dubbi su chi fosse effettivamente la voce narrante.

Inizia come una storia tratta da un diario, ma la narrazione in prima persona non ci chiarisce del tutto le idee e sul finale ancora un cambio, si passa alla terza fino all’ultima frase. L’elemento poi che distrae il lettore è la presenza costante delle due bambine, Lucrezia e Lavina, gemelle monozigoti, ovvero identiche.

Ottimi i sopracitati escamotage per impedire che il lettore molli la presa, l’intento dell’autore è infatti proprio quello di causarci pressione: dobbiamo arrivare in fondo, vogliamo capire.

 

E fu lì che ebbi la seconda apparizione, la più lieta.

Fu lì che mi vennero incontro le bambine. […]

Lavinia e Lucrezia erano in tutto e per tutto identiche: vestite uguali, bionde uguali, con la stessa pettinatura, lo stesso braccialetto al polso, gli stessi occhi azzurri presi dal padre.

Vidi il loro sorriso e decisi che quel luogo poteva essere chiamato il luogo del sorriso.

 

Roberto Cotroneo riesce a trasportare il lettore nell’oscurità di quelle che sono le paure di ognuno di noi, lo trascina nel tunnel dove il razionale cede il posto all’irrazionale.

Quasi verso la fine della storia, oltrepassata da un po’ la metà, nel momento in cui il lettore si sente sempre più coinvolto nel susseguirsi incalzante degli avvenimenti, proprio allora, abbiamo un colpo, per me, da maestro: si nominano dei pezzi musicali.

Durante l’esecuzione l’autore scrive che tutti i presenti non possono fare a meno di sobbalzare, incuriosita ho cercato il pezzo su google…non aggiungo altro, perché se leggerete LORO sicuramente troverete e ascolterete quella musica; e non potrete far altro che provare paura.

Concludo queste mie riflessioni con una frase citata nel libro, di Nietzsche:

 

“Quando scruterai in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”

 

SINOSSI

 

Può il memoriale di una giovane donna sconvolgere a tal punto da turbare persino coloro che abitualmente si avventurano nei recessi più oscuri della mente?

Margherita B. narra dei fatti accaduti nel 2018, quando prende servizio stando alle sue parole, come istitutrice presso una famiglia aristocratica, gli Ordelaffi, in una magnifica villa progettata da un celebre architetto alle porte di Roma: la casa di vetro.

Il compito che le viene affidato è prendersi cura delle gemelline Lucrezia e Lavinia.

Nella casa di vetro, tutto sembra meraviglioso quell’estate.




REGINA ROSSA

REGINA ROSSA

Di Juan Gòmez-Jurado

Fazio editore

 

 

Antonia Scott si concede di pensare al suicidio soltanto tre minuti al giorno. 

Per altre persone, tre minuti possono essere un lasso di tempo risibile. 

Non per Antonia.

 

Cosa possono avere in comune un ispettore di polizia gay con la carriera sull’orlo del precipizio e una donna sola con un quoziente intellettivo esageratamente elevato? In teoria niente, in pratica li accomuna il fatto che sono due esseri ai margini della società.

Jurado li fa incontrare e il connubio dà vita ad un thriller emozionante, che non lascia riprendere fiato.

Questo recentissimo fenomeno letterario madrileno ha uno stile vario, la storia si snoda sotto i nostri occhi increduli parlandoci in prima persona: una volta il buono, poi il cattivo, poi la vittima.

Regina Rossa è il primo di quella che si preannuncia una trilogia da cardio palma; Jurado ha “resuscitato” , con differenze ma anche tante analogie la Lisbeth Salander creata dalla penna dello svedese Stieg Laarson.

La presenza di una voce fuori campo che proviene dall’aldilà è, secondo il mio modesto parere, una chicca che tiene ancor più viva l’attenzione del lettore, lo incuriosisce, aumenta le sue domande.

 

Non dire niente.

 

Mi ucciderà.

 

Non dire niente. Se gli dai la password,

avrà accesso a tutto.

 

Se mi fa del male, ce l’avrà comunque.

 

Allora negozia. Lui vuole qualcosa,

tu gli chiedi qualcosa.

 

Regina Rossa ha venduto oltre un milione di copie facendoci camminare nei cunicoli più stretti e bui delle nostre paure.

Leggendo queste pagine arriveremo quasi a credere che, nonostante siamo delle brave persone, nonostante viviamo una vita normale, l’orrore che ci viene descritto potrà accadere ad ognuno di noi.

Alla fine di tutto non saprei dire con precisione se ho letto un thriller, un fantasy oppure un distopico…magari era una sapiente mescolanza di tutti e tre i generi.

 

 

SINOSSI

 

Antonia Scott è una donna con un QI elevatissimo rinchiusa nel suo dolore, Jon Gutierrez un poliziotto gay che si è fatto fregare per proteggere una prostituta, Mentor un personaggio misterioso che li obbliga a lavorare insieme per risolvere un caso molto spinoso con vittime illustri. Una squadra speciale che deve fare il possibile per rimanere nell’ombra e scovare un assassino fuori dal comune. E devono sbrigarsi, devono correre…

 

Qui invece, vedi, devi correre più che puoi, per restare nello stesso posto.

Se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio.

Lewis Carrol

 




LA CAMERA AZZURRA

LA CAMERA AZZURRA

di Georges Simenon

Ed. Adelphi

 

Ho sempre associato Georges Simenon all’ispettore Maigret e ai gialli; poichè il genere non è tra i miei preferiti ho relegato questo illustre scrittore ai ricordi di scuola. Da un po’ di tempo però il titolo di questo breve romanzo ha iniziato a rincorrermi: proposte di gruppi di lettura e recensioni sui social. Poi ho letto quelle poche righe di Mario Fortunato sull’ultima copertina e mi sono decisa.

 

“Ti ho fatto male?”

“No”.

“Ce l’hai con me?”

“No”.

Era vero. In quel momento tutto era vero, perché viveva ogni cosa così come veniva, senza chiedersi niente, senza cercare di capire, senza neppure sospettare che un giorno ci sarebbe stato qualcosa da capire. E non solo tutto era vero, ma era anche reale: lui, la camera, Andrée ancora distesa sul letto sfatto…”

 

 

L’incipit è secondo me fenomenale, lo si legge e arriva una irrefrenabile voglia di andare avanti, senza fermarsi, fino all’ultima pagina. Ci si aspetta un romanzo d’amore, erotico, dove Simenon abbia dimenticato se non rinnegato il suo alter ego Maigret. Troviamo invece una storia crudele che si snoda in un’atmosfera provinciale, dove questo aggettivo viene inteso nel senso dispregiativo del termine. Grazie ad una scrittura fluida quasi non ci accorgiamo delle meschinità e delle bassezze dei personaggi che ruotano intorno ai due protagonisti.

L’immagine della passione che visualizziamo nella camera azzurra, sfoca quasi subito. Il grigiore della quotidianità e della sala interrogatorio diventa preponderante.

Il protagonista che inizialmente si presenta come un uomo forte e virile, si rimpicciolisce poco a poco; Simenon è magistrale quando ci fa credere che lei, Andrée, l’amante, sia quasi sparita e invece è presente sempre, anche se non la vediamo.

L’evoluzione verso la tragedia è inesorabile e ci prende con un nodo allo stomaco; increduli voliamo in poco tempo verso il finale. Non si ha la forza di appoggiare il libro per poi riprenderlo più tardi.

 

 

Questa volta lui fu incapace di girare la testa dall’altra parte, tanto il suo volto l’affascinava. Mai, neppure nei momenti in cui i loro corpi erano stati più uniti, l’aveva trovata così bella, così raggiante.

Mai aveva visto sulla sua bocca carnosa un sorriso che esprimesse così intensamente il trionfo dell’amore.

Mai, con un solo sguardo, si era impossessata di lui in modo così totale.

“Lo vedi, Tony,” gli gridò “non ci hanno separati!”

 

 SINOSSI

 

Tony e Andrée sono una coppia di amanti, all’apparenza come tante. Si incontrano di giovedì in una camera d’albergo: una camera azzurra. Sembra che nessuno sappia, ma non è così; sembra una storia d’amore e di passione che sfocerà nella felicità, ma non è così. Il protagonista è sotto interrogatorio, dalle sue risposte e dai suoi ricordi si dipana quello che in realtà è un thriller dal finale imprevedibile. Intorno ai due amanti sfrenati abbiamo personaggi incolori: Nicolas, il marito malato di Andrée, Gisèle la brava moglie di Tony, Marianne la figlioletta, Vincent il fratello complice di Tony e un nugolo di avvocati e inquirenti le cui domande ci porteranno piano piano, a capire.