New York, un morso alla Grande mela

Antonietta, romana, vive a Pomezia dove si è diplomata tecnico per le industrie chimiche presso l’Istituto professionale ‘Cavazza’, attuale ‘Largo Brodolini’. Sposata, con una figlia, lavora nel campo della termoidraulica ed ha due grandi passioni: la scrittura e la cucina. Per la scrittura ha partecipato alla stesura di una raccolta di poesie “Voci versate” (Ed. Pagine) e di recente, assieme ad altri ex studenti delle superiori e alla sua prof. di italiano, al libro “A volo d’angelo” (Ed. Beroe), presentato dal nostro giornale lo scorso 4 agosto. La sua passione per la cucina la ‘realizza’, tra le altre cose, preparando ottime pizze e organizzando, assieme al marito, cene e incontri con gli amici. A Pasqua 2019 ha regalato alla figlia, per i 18 anni, ma come dice lei il regalo è stato anche per lei e il marito, un viaggio a New York (Usa), meta ambita da sempre da tutta la famiglia, anche perché la ‘Grande mela’ è l’ambientazione dei loro film preferiti, in quanto patiti di cinema e serie tv.

 Come arriva a questo soggiorno tanto desiderato?

Il viaggio è stato organizzato nei minimi particolari, escursioni comprese, assieme alla nostra agente di viaggi di fiducia, visto anche la nostra conoscenza dell’inglese non al top, e i numerosi visti governativi che servono per entrare negli Stati Uniti. Ma ci metterei anche l’ansia di realizzare un sogno, quindi tutto doveva essere perfetto: dalla consegna del regalo a nostra figlia durante la sua festa per i fatidici 18 anni, fino all’intero tour americano. Poi c’era la questione delle valigie…

 Lei e le valigie …

Un dilemma! Non è mai facile per me preparare le valigie: non so essere pratica, forse perché la fanciulla che c’è in me emerge elettrizzata alla sola idea della partenza. Così finisco sempre nel riempire i bagagli con indumenti, o cose superflue a cui in quel momento non riesco a rinunciare ma che, immancabilmente, rimarranno appunto ‘superflue’.

 New York, New York

È stato un viaggio meraviglioso, indimenticabile. Abbiamo fatto un tour con una guida italo-americana che ci ha fatto visitare il Queens, il Bronk, il famoso ponte di Brooklyn, Time Square e tante altre zone interessanti della città. Abbiamo girato tanto a naso all’aria, siamo saliti con un velocissimo ascensore in alto nell’Empire State Building; vedere il monumento dedicato all’attentato alle Torri gemelle mi ha suscitato un’emozione viscerale, da accapponare la pelle. Il nostro albergo era vicino a Central Park: maestosamente sereno e dotato di una luce propria, quasi difficile da descrivere a parole. Infatti nelle mille foto fatte, tutte finite sui social, siamo riusciti ad immortalare tale luce e tali colori da sembrare quasi impossibile dichiarare la totale assenza dell’utilizzo di filtri della fotocamera. Poi Chinatown con i mille negozietti di souvenir. Sì lo ammetto, sono una di quelle persone che riporta a casa piccoli regali ad amici e parenti, fra il disappunto di mio marito soprannominato scherzosamente da me e nostra figlia ‘bancomat’. Non poteva ovviamente mancare, per la mia collezione di calamite, quella della capitale americana.

 Com’è andata con il cibo?

Noi ci adattiamo molto facilmente, anche se alla fine la cucina nostrana ci manca davvero tanto.  Posso dire che in America è tutto ‘Big’ e anche prendere un semplice caffè diventa un impegno arduo, per non parlare dei bibitoni colorati che vengono venduti come succhi di frutta, ma che non ho avuto il coraggio di assaggiare. Molto buona, invece, la carne, soprattutto gli hamburger, ma non quelli dei fast food. Abbiamo mangiato anche in un ristorante italiano, gestito da parenti di nostri amici dove il cibo è stato delizioso. I supermercati sono ‘Big’ anche loro, ogni tanto vi abbiamo comprato cibi cotti.

 Cosa riporta a casa della magia della città?

Ho riscontrato molta gentilezza e spontaneità negli abitanti di questa meravigliosa città, sempre pronti a dare indicazioni stradali o ad indicarci la giusta fermata della metro, vista la sua complicata comprensione, almeno per noi, se non sei del luogo. Una volta capito come funzionava, è stato il nostro mezzo di trasporto preferito, anche se l’ebrezza di fermare un taxi al volo come nei film ce lo siamo tolta! Tante le emozioni che abbiamo vissuto, indimenticabili, difficile da descrivere in poche battute. Girando per la città abbiamo revocato molti ‘passaggi’ di film che ci hanno fatto sognare. Vista la nostra passione per le serie televisive ci siamo concessi un paio di giorni anche a Boston, cornice di ‘Fringe’, la serie di fantascienza che segue le vicende della divisione appunto Fringe dell’Fbi della città.

Voglio però condividere un ultimo pensiero… paradossale lo ammetto. Vale a dire qualunque sia la meta e la motivazione del viaggio che faccio, l’emozione del rientro a casa è sempre enorme! Tornare a casa, nella mia abitazione intendo, mi riempie di una calda sensazione giù nel profondo. Comincia da quando sull’aereo il pilota annuncia la discesa per l’atterraggio e ancora da lassù si vedono le luci della mia amata, meravigliosa città natia: Roma.




COLAZIONE DA TIFFANY

COLAZIONE DA TIFFANY

di Truman Capote

ed.Garzanti

 

Mi piaceva iniziare questo tanto atteso 2021 con un personaggio particolare, un personaggio che è l’esternazione della bellezza, della classe e allo stesso tempo della fragilità, un personaggio che tanti di noi hanno amato e che è impossibile dimenticare. Sto parlando di Holly, la protagonista di Colazione da Tiffany, film famosissimo tratto dal meno conosciuto romanzo di Truman Capote, e interpretato magistralmente dall’intramontabile e indimenticabile Audrey Hepburn.

 

Non si può dare il proprio cuore ad una creatura selvatica. Più le si vuole bene e più diventa ribelle, finché un giorno se ne scappa nella prateria o vola in cima a un albero.

 

Se avete amato però il film, nel momento in cui vi accingerete a leggere il libro, dovete dimenticarvene. La storia scritta è molto più cruda della transposizione cinematografica, e Holly è bionda. Truman Capote però riuscirà a farvi di nuovo immergere nella magia di New York, riuscirà a farvi innamorare ancora di questa donna, una via di mezzo tra una Lolita un po’ cresciuta e una giovanissima zia Mame (da Il Time). Tra le righe troverete un’eroina che, nonostante conduca vita particolare, non scade mai nel volgare, talmente la sua classe è innata.

Il testo forse risulterà un po’ leggero e con un profumo decisamente vintage, ma non sempre si ha voglia di leggere testi impegnati; qualcuno lo ha definito un degno antipasto prima di arrivare al piatto forte di Capote “A sangue freddo”.

 

Era una serata calda, quasi estiva, e indossava un fresco e slanciato abito nero, sandali neri, una collana di perle. Nonostante la sua raffinata magrezza, aveva l’aria sana di una ragazza acqua e sapone…La bocca era grande, il naso rivolto all’insù. Un paio di occhiali neri le cancellava gli occhi.

 

SINOSSI

Il romanzo breve di Truman Capote narra la vita di Holly Golightly, una ragazza allo stesso tempo dolce, ribelle e sognatrice a New York. La narrazione in prima persona è condotta da un aspirante scrittore. La storia prende avvio dal ritrovamento di una statua africana che sembra ritrarre la giovane.

 

Se io trovassi un posto al mondo che mi facesse sentire come da Tiffany, comprerei i mobili e darei al gatto un nome!