MAENZA, IL READING DEI RACCONTI DI ROBERTO CAMPAGNA

 

L’incontro, in programma sabato pomeriggio alle 18.30, si terrà presso la Pizzeria “Nonna Orgilla”   

 

Nell’ambito della “Festa della caldarrosta e dell’olio d’oliva”, i giovani di Maenza leggeranno sabato pomeriggio, alle 18.30, presso la Pizzeria “Nonna Orgilla”, i racconti del libro “Il sapore dei ricordi” di Roberto Campagna.

L’incontro sarà presentato e moderato dallo storico Alessandro Pucci.

“Un racconto – ha affermato Pucci – tita l’altro come le nostre ‘cirase’, la rinomate ciliegie maenzane. Si tratta di un libro in cui Campagna dimostra, se ce ne fosse ancora bisogno, tutte le sue doti narrative. Il suo è un linguaggio alla portata di tutti, colloquiale, che cattura il lettore. Leggere questi racconti è anche un modo per riscoprire l’identità culturale del comprensorio lepino sul cui territorio diversi di tali racconti sono stati ambientati. Non solo, ma il libro contribuisce anche al marketing territoriale”.

Il libro

Tredici i racconti, il cui protagonista è sempre Flavio, che in pratica funge da filo conduttore tra passato e presente, tra realtà e nostalgia. È un libro che si nutre della tradizione della letteratura popolare e del racconto orale, dove Campagna mescola abilmente elementi pseudo-autobiografici con la sua inconfondibile voce narrativa. Flavio, il riflesso nostalgico dell’autore stesso, rivive attraverso gli occhi di Campagna luoghi, sapori e atmosfere che potrebbero essere altrimenti dimenticati o destinati a scomparire. I ricordi che permeano le pagine di questo libro sono evocati da odori e gusti sepolti nel tempo, e l’autore li trasmette con una verve narrativa frizzante e ironica. Campagna impasta le sue storie, usando lo stesso timbro scanzonato di un moderno Balzac e lo fa trasportando il lettore nel suo mondo di nostalgiche disillusioni politiche, di scorribande canagliesche, di scherzi e alambicchi giovanili, di ripicche e fughe e amorazzi scollacciati. Leggendo dunque il libro non si può non pensare a una tenerezza antica – ma come fa la tenerezza a non essere anche gioia rabbiosa per un tempo ormai perduto? – e soprattutto a una operazione di recupero sociale e culturale, a un “amarcord” che vuole farsi scatola magica, scrigno di ricordi, perché il vero miracolo dell’uomo è sapere di appartenere a un luogo e di portarselo sempre dentro. “Il sapore dei ricordi – sottolinea Pucci – non è solo una raccolta di storie: è un viaggio nella memoria di un autore che sa dipingere con le parole, mescolando ricordi personali con una finzione che brilla per la sua autenticità. È un libro che incanta e sorprende, lasciando un retrogusto persistente di emozioni e riflessioni sulla fugacità del tempo e sul potere immortale dei ricordi”.

La festa

Circa la “Festa della caldarrosta e dell’olio d’oliva”, si terrà a Piazza Santa Reparata a partire dalle 16 di sabato. In programma: degustazione di olio Evo, piatti preparati con le castagne e spettacolo musicale.




Come uccidono le brave ragazze, la nuova serie thriller tratta dalla trilogia di Holly Jackson

Senza dubbio tra le serie più attese, “Come uccidono le brave ragazze”, thriller tratto dal libro omonimo di Holly Jackson, ha fatto il suo debutto su Netflix proprio il primo agosto, ottenendo un successo straordinario.

La promettente studentessa Pip Fitz-Amobi decide di riesaminare per un progetto scolastico un caso di omicidio che ha coinvolto la sua città cinque anni prima: la scomparsa di Andie Bell e il suicidio del suo fidanzato, presunto assassino, Sal Singh. Cominciando a scavare nel passato, la protagonista si troverà dunque di fronte a numerosi nuovi indizi, motivo per cui lei stessa si troverà in pericolo.

La nostra giovane e curiosa Pip è interpretata nientemeno che da Emma Myers, che certamente quasi tutti conosceranno per il ruolo di Enid in Mercoledì. L’attrice è perfetta per dare un volto all’investigatrice che aveva già fatto innamorare mille lettori da tutto il mondo, mostrando al pubblico la determinazione e il coraggio necessari per spingersi sempre più verso la verità.

Quanto all’ambientazione della serie, i luoghi ripresi colpiscono per la loro bellezza. Le riprese infatti hanno avuto luogo interamente ad Axbridge, la città più piccola del Somerset, nel sud-ovest dell’Inghilterra.

Nonostante le solite critiche dei lettori affezionati, secondo i quali la serie trascurerebbe alcuni dettagli approfonditi invece nel libro e giungerebbe troppo presto alla risoluzione del caso, i sei episodi sono molto coinvolgenti e scorrono piuttosto velocemente. È inevitabile infatti, quando si tratta di adattare un romanzo ad un prodotto cinematografico, dover omettere e trascurare qualcosa, ma ciò non toglie nulla alla sua riuscita.

Si consiglia dunque la visione agli appassionati del mistero, per cui sarà sicuramente difficile episodio dopo episodio staccarsi dallo schermo senza pensare di continuo a chi davvero possa essere il colpevole della scomparsa di Andie Bell.

Virginia Porcelli




BASSIANO, ANDREA DEL MONTE PRESENTA “REBUS BANKSY”

Organizzato dalla Compagnia dei Lepini nell’ambito de Maggio dei Libri, l’incontro si terrà  sabato prossimo alle 18 nella Biblioteca comunale     

Si terrà a Bassiano, nella Biblioteca comunale, sabato prossimo alle 18, la presentazione di “Rebus Banksy”, il libro-disco di Andrea Del Monte, giovane cantautore di Latina. L’incontro è organizzato dalla Compagnia dei Lepini nell’ambito  della rassegna “Il Maggio dei Libri”.

Oltre all’autore, interverranno Giovambattista Onori, sindaco di Bassiano,  Paolo Calandrini, delegato alla cultura del comune dii Bassiano, il poeta e saggista Antonio Veneziani e il poeta e scrittore Ugo Magnati. Brani del libro saranno letti dall’attrice Giselda Palombi.

Il libro

Il libro è composto da dieci poesie/canzoni, dieci racconti e quattro interviste. Da ricordare che Banksy è il writer inglese, la cui identità è sconosciuta. Ebbene, per scrivere le poesie i poeti si sono ispirati al messaggio di alcune sue opere. Poesie che il giovane cantautore  ha poi musicato   e cantato con la collaborazione di John Jackson (storico chitarrista di Bob Dylan), Fernando Saunders (produttore e bassista di Lou Reed), Gino Canini (trombettista di Jovanotti, che ha contribuito musicalmente al film “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino) e di Ezio Bonicelli (violinista e chitarrista di Giovanni Lindo Ferretti e dei CCCP). Le canzoni/poesie si possono ascoltare dal Qr code di Spotify posto nella bandella della quarta di copertina dello stesso libro, pubblicato da Ensemble. Questi i poeti: Vivian Lamarque, Antonio Veneziani, Renzo Paris, Elisabetta Bucciarelli, Geraldina Colotti, Susanna Schimperna, Giorgio Ghiotti, Gino Scartaghiande e Fernando Acitelli. Una poesia l’ha scritta lo stesso Delo Monte. In pratica, in questo disco-libro il cantautore pontino incrocia musica, poesia e narrativa.

Il disco

Nelle canzoni la sua voce profonda si mescola con un genere musicale elettronico ma di matrice folk, dove strumenti musicali acustici e non acustici si fondono con l’ausilio dell’elettronica e dove addirittura nella canzone di chiusura “Un filo che sfugge alla vita”, come in un divertissement, Del Monte si cimenta nell’utilizzo dell’autotune per il suo ritornello. Il disco in particolare scivola tra momenti più energici come nella canzone ‘Goal planetario’ con tanto di tromba suonata da Gino Canini, fino ad arrivare alla “Filastrocca in disarmo”, brano tristemente attuale scritta dalla poetessa vincitrice del “Premio Strega poesia” Vivian Lamarque, in cui il violino di Bonicelli rende il tutto struggente. Durante la presentazione del libro-disco, Del Monte eseguirà alcune canzoni. Anche gli scrittori si soni ispirati al messaggio delle opere di Banksy per scrivere i loro racconti.  Eccoli: Antonio Pennacchi (Premio Strega 2010), Antonio Rezza e Flavia Mastrella (entrambi “Leone d’oro” alla carriera), Angelo Mastrandrea, Alessandro Moscè, Marcello Loprencipe, Diego Zandel, Helena Velena e Ugo Magnanti. Mentre Jacopo Colabattista ha rivisitato e reinterpretato dieci opere del writer inglese. Infine, i quattro intervistati sono esponenti del mondo artistico in tutte le sue declinazioni: Vittorio Sgarbi, Vauro Senesi, Sabina De Gregori e Giuseppe Pollicelli.




Prendersi cura degli anziani. Intervista con l’autrice Stefania Velitti

In occasione dell’uscita del suo nuovo libro abbiamo incontrato Stefania Velitti, medico geriatra di Pomezia, per dialogare un po’ sulla sua esperienza formativa e sui motivi che l’hanno portata a scrivere questo “manuale” per aiutare le persone a prendersi cura dei propri anziani.

 

Come è nata la scelta di occuparsi delle persone anziane?

L’amore per i pazienti anziani è nato durante le ore di volontariato svolte presso la clinica della nostra città, quando ero ancora ai primi anni di università. La dedizione verso le persone fragili, che non hanno solamente bisogno del medico per curare le loro patologie, ma di qualcuno che curi il loro spirito, mi ha spinto a sceglierli.
Mi sono laureata con lode in Medicina e Chirurgia nel 2005 presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza e ho conseguito la specializzazione in Geriatria nel 2009 presso la stessa università.

 

Si occupa anche di alimentazione?

 

Durante la prima gravidanza ho iniziato ad approfondire temi che mi avevano sempre appassionata (come la medicina naturale) consapevole dell’importanza della persona, prima della malattia. Così ho frequentato nel 2015 il Master in Alimentazione e Dietetica Vegetariana presso l’Università Politecnica delle Marche e in seguito ho pubblicato un opuscolo sull’alimentazione 100% vegetale nelle donne in menopausa.

 

Perché ha sentito il bisogno di scrivere un libro?

 

L’obiettivo del mio libro è quello di aiutare i parenti dei pazienti anziani a vivere meglio con il proprio caro e a gestire più serenamente le sue fragilità, ma soprattutto di guidare il lettore a comprendere la psicologia del paziente anziano e fragile. Sapere come spostarlo nel letto è essenziale, ma capire come aiutarlo a sentirsi meglio, non solo dal punto di vista fisico, è ancora più importante.
Mi auguro di fornire al lettore la chiave per vivere in sintonia con il proprio caro, con le sue disabilità e le sue fragilità. Ma anche con sé stesso, con le proprie paure e con i propri sensi di colpa.

Sono convinta che i pazienti anziani potrebbero vivere meglio se i familiari che se ne occupano fossero più informati e preparati, non solo da un punto di vista medico, ma soprattutto psicologico. Avere la possibilità nella vita di potersi occupare di qualcuno è un dono, sia pure faticoso, da accogliere e che può diventare, nonostante le difficoltà, un momento di crescita personale.

Attingendo dalla mia esperienza umana e professionale, ho descritto gli effetti delle diverse patologie che affliggono gli anziani fragili e che i caregiver devono gestire ogni giorno: dalle vertigini (con il conseguente rischio di cadute) alla sindrome d’allettamento, dalla depressione alla demenza e all’incontinenza urinaria, senza tralasciare anche la questione della polifarmacologia e la necessità di un’alimentazione corretta e dell’attività fisica.

 

 

Dove è possibile trovarla?

 

Mi occupo dei pazienti con visite ambulatoriali e domiciliari e quando questo non è possibile organizzo consulti online. Inoltre, sul mio sito vivisecondonatura.it e sulle mie pagine Facebook e Instagram pubblico preziosi consigli per gestire al meglio e più consapevolmente i pazienti anziani.

 

 

 

 




Anna Karenina, uno sguardo attuale sull’amore e sulla società

Per variare un po’, oggi parliamo di un tipo di opera un po’ diversa: un’opera letteraria.
Infatti, i grandi libri passati alla storia come “capolavori” sono vere e proprie opere artistiche anche se intellettuali.

Oggi vorrei parlare di Anna Karenina, di Lev Tolstoj, un libro che, personalmente, porto nel cuore.

Tolstoj scrisse Anna Karenina nel 1877, ma questa data non deve farvi pensare che sia un libro “datato”, anzi, è un libro che non sa invecchiare, perennemente attuale.
Questo perché, oltre a raccontare una storia in un determinato tempo e luogo (la Russia di fine ‘800) vengono narrati i sentimenti, le emozioni, i pensieri e gli struggimenti dell’essere umano.

Il libro, nonostante sia intitolato “Anna Karenina”, non racconta solo la sua storia, bensì tratta due storie parallele: quella, appunto, di Anna; e quella di Levin.
Ma andiamo per ordine.

Anna Karenina è la moglie di Karenin, un uomo serio e spesso anaffettivo. La coppia ha un figlio, Serëž, a cui Anna è affezionatissima.
Conosciamo la figura di Anna inizialmente un po’ per traverso, e dai pensieri delle altre figure che le gravitano attorno capiamo quanto sia riconosciuta dalla società aristocratica alla quale lei stessa appartiene come madre e moglie virtuosa.

Tutto però cambia quando Anna va a visitare il fratello, in crisi con la moglie, con lo scopo di risanare i rapporti tra i due. Lì, a Mosca, Anna incontra il conte Vronskij.

Passiamo però un attimo alla storia di Levin.
Infatti, le due storie vanno di pari passo. Sappiamo, sin dall’inizio, che Levin è da sempre follemente innamorato di Kitty. Ma lei sta per fidanzarsi con (indovinate?) Vronskij. Kitty rifiuta perciò Levin, che se ne torna affranto e deluso nella campagna russa, dove vive in tranquillità.

Tuttavia, nonostante il fidanzamento tra Kitty e Vronskij sembri procedere bene, avviene questo fatidico incontro: Vronskij si innamora istantaneamente di Anna, ma lei, inizialmente, lo rifiuta e lo allontana.

Ma piano piano, ballo dopo ballo, incontro dopo incontro, Anna cede. I due sono innamoratissimi e non hanno più intenzione di separarsi.

Così, anche Levin si fa coraggio e torna da Kitty: i due si sposano e la ragazza si trasferisce in campagna abbandonando la sua vita aristocratica.

Le due narrazioni, a questo punto, diventano opposte.
Da una parte vediamo come l’amore tra Kitty e Levin, inizialmente immaturo e timido, diventi piano piano sempre più saldo e consolidato.
E’ un amore puro, fedele, sincero e solido.

Dall’altra parte, invece, vediamo Anna sprofondare della disperazione più assoluta. Il marito Karenin non ha intenzione di divorziare e lei continua a vivere una vita a metà, tra l’amore passionale di Vronskij e il dovere verso la sua casa e suo figlio.

Anna resta incinta, ma il parto è molto difficile, sta per morire.

Succede però qualcosa di stupendo: Anna, sdraiata sul letto in punto di morte, chiama a sé sia il marito Karenin che l’amante Vronskij. I due si incontrano e a questo punto, Karenin perdona tutto.

Anna sopravvive, fa nascere la figlia sua e di Vronskij e i due finalmente vanno a vivere insieme. La nobiltà russa, tuttavia, non ha mai visto di buon occhio la relazione tra i due ed esclude Anna da qualsiasi evento.

Anna è sola, disprezzata da tutti. In più, inizia a nascere in lei un sentimento di gelosia che cresce sempre e sempre di più.
Vronskij, a differenza sua, continua a vivere la sua vita e intraprende rapporti con l’aristocrazia, dovendo però lasciare sempre Anna sola a casa.

Ed è qui che finisce l’opera: Anna, impazzendo di amore e di dolore per la lontananza di Vronskij, decide di fargliela pagare: si lancia sotto un treno.

Quello che non sa, Anna, è che Vronskij non ha mai smesso di amarla, che la sua gelosia era del tutto ingiustificata. Ma la solitudine e il disprezzo l’hanno portata a compiere questo ultimo gesto con cui si conclude uno dei capolavori della letteratura russa.

In copertina, la splendida Keira Knightley nel ruolo di Anna Karenina nell’omonimo film.




Paolo a canestro: sessant’anni di basket e di amore per la palla a spicchi

Paolo a canestro, sessant’anni di basket è un libro di amore.

È il libro che racconta l’amore folle e viscerale di Paolo Iannuccelli, giornalista e scrittore , per la pallacanestro. E come tutte le passioni che sono compagne di vita, nascono da bambini.

Quando lavoravo con Paolo nella redazione del Territorio, non vedevo l’ora di leggere i suoi pezzi: anche chi come me di pallacanestro non ne capisce nulla, apprezza il suo stile pulito e ipernarrativo. Con quella leggerezza così densa di significati.

DA LEGGERE PERCHÈ

Il libro scorre via facilmente, anche se è pieno di aneddoti, storie, persone. Chiunque sia cresciuto a Latina, nella macrostoria del basket pontino, ci trova un pezzetto della sua storia personale.

Ci sono le grandi amicizie nate sul terreno di gioco, le risate a crepapelle, le malinconie per gli amici che non ci sono più, i colleghi giornalisti con cui andava in trasferta, i posti che Paolo ha girato in tutto il mondo per seguire il basket, i luoghi della provincia di Latina che hanno fatto grande il gioco della palla a spicchi in questo territorio.

LE STORIE

Un libro bello, che trasforma in leggenda la storia della pallacanestro a Latina. Dal circolo cittadino alle scuole, passando per l’AB Latina, il punto più alto forse del basket a Latina, e poi il torneo Tosarello, i giocatori che hanno militato nella mitica NBA, qualche spilungone americano  slavo che ha giocato sui nostri campi, i colleghi dei giornali, i bambini del minibasket, le famiglie che si passavano al palla a spicchi per tradizione.

Chi scrive ha apprezzato particolarmente i profili delle persone, che sono sempre delineate con gentilezza e savoir faire.

Paolo si è portato la passione per la palla a spicchi da Correggio, nell’Emilia, il paese di Ligabue, dove  è nato poi tra Latina, e Ponza (la sua patria del cuore) è stato atleta, istruttore, allenatore, dirigente, giornalista, organizzatore, editore, promoter, consulente.

C’è tutto e molto altro nelle 310 pagine del volume dedicato a due amici storici di Paolo: Luciano Marinelli e Aldo Odone

“Ho effettuato un viaggio lungo, lunghissimo –senza soste – in giro per il mondo alla ricerca di nuove sensazioni da provare attraverso i canestri, guardando con interesse ogni momento per imparare qualcosa di interessante da proporre o sperimentare”, spiega l’autore.

IL LIBRO

In copertina c’è Paolo Iannuccelli, ritratto da Francesco Mennella, che sta su un campo di basket. Si evince da come è vestito, da come è serio ma non serioso, e poi ci sono le immagini dei canestri e delle palle a spicchi arancioni.

Il libro è curato nell’editing e nella grafica da Atlantide editore, di Dario Petti. Un editing accurato ha chiamato i capitoli del libro con alcuni termini tecnici della pallacanestro: tiro, passaggio, rimbalzo, blocco, difesa, palleggio, terzo tempo, schiacciata, alley-oop, pick& roll, scarico, taglio.

Io lo consiglio questo libro non solo perché Paolo Iannuccelli è amico mio, cosa della quale mi onoro da tanti anni. Ma parliamo di uno dei talenti di questo territorio, con una scrittura semplice ma complessa, con una conoscenza del territorio e delle persone senza eguali, con una capacità narrativa coinvolgente e affascinante.

DOVE SI COMPRA

Il libro è in vendita a Latina presso l’edicola Brogialdi – in piazzale dello Stadio – presso le librerie Tuttoscuola Sicconi, in via Emanuele Filiberto, Manzoni, in corso della Repubblica, la Mia Libreria, in piazza della Libertà, Incontro in via Piccarello.
Si può richiedere a: paoloiannu@gmail.com

 

 




Bonifica dell’Agro Pontino: Moriconi presenta il suo nuovo saggio ‘La sfida del Clerici’

 

Francesco Moriconi, autore del libro La sfida del Clerici

Francesco Moriconi, autore del libro La sfida del Clerici

Francesco Moriconi è l’autore del saggio La sfida del Clerici. È un intellettuale, che si occupa di molte cose, ma concentra spesso la sua attenzione alla storia di questo territorio. In uscita in questi giorni un libro fuori dalla retorica consueta, un saggio scientifico che per la prima volta affronta un tema originale: il tentativo di far bonificare l’Agro Pontino da un gruppo di imprenditori. Cosa c’è di più moderno, a pensarci bene, se pensiamo al complesso sistema di relazioni tra pubblico e privato che si intessono oggi nel governo del Paese?

Il suo libro si intitola La sfida del Clerici ed Tralerighe Libri. Ma chi è questo Clerici?

Gino Clerici è stato capitalista, imprenditore e politico in un momento di forte cambiamento della società italiana, tra la Prima Guerra Mondiale e l’avvento del fascismo. Uno speculatore, grande affarista, persino ladro. Un uomo astutissimo che aveva messo in piedi un’idea grandiosa e modernizzatrice dell’Agro Pontino; anche, ma non solo, per trarne profitto. Un’idea costruita poco prima della marcia su Roma che viene mantenuta viva, attraverso varie vicissitudini, fino al 1930. Le poche notizie che si sono lette sino ad oggi e la storiografia ufficiale hanno troncato il racconto delle vicende di Gino Clerici al 1923, quando a causa di un’inchiesta governativa istigata dai proprietari terrieri che volevano mantenere lo status quo, egli viene apparentemente messo ai margini. Quella che io chiamo “sfida” riguarda la sua maestosa operazione finanziaria messa in campo dopo il 1924, che lo porterà ai vertici della più grande azienda agricola italiana  – ancora con l’avallo governativo – per poi cadere in disgrazia, vittima delle proprie ambizioni e della crisi del ’29, per cui scapperà in Brasile dove morirà.

L’idea di Clerici aveva delle particolarità, rispetto a quanto poi è avvenuto?

Beh  la realizzazione è comunque avvenuta con modalità profondamente diverse, basti pensare che si è passati da un progetto capitalistico che accettava la speculazione privata a un sistema a partecipazione statale. Però alcune eredità di Clerici sono rimaste fondamentali: la necessità di un unico Consorzio, l’idea di fondare una città, progetto che Cencelli semplicemente riprende, la mostruosa quantità di terre accumulate e che passa all’ONC. Tutto raccontato scientificamente nel saggio.

Chi sono i destinatari di questo libro? Io penso sempre che forse ai bambini la storia del territorio si racconta poco o male

Direi che lei ha ragione. Più male che poco. Ma devo anche ammettere che questo non è un libro adatto a quel tipo di pubblico. È un saggio scientifico, con tutti i limiti di un testo del genere a livello divulgativo. Però può essere filtrato da insegnanti interessati che ne possono trarre un lavoro scolastico da portare avanti con i propri alunni.

C’è una storia omogenea più comprensiva della Bonifica al di là delle storie delle singole città?

C’è una storia della bonifica, che è un processo. All’interno di questo processo, in un dato  momento entrano anche le città di fondazione ma lo scopo della storia non è solo di raccontare i fatti nella loro sequenza cronologica ma anche di concatenarli nella causalità. In Agro Pontino, come in ogni altro luogo del mondo, non c’è stato alcun demiurgo.

Quanto ancora c’è da scoprire sulla bonifica dell’Agro Pontino? Quante cose non sono state dette?

C’è ancora molto lavoro da fare. Un lavoro essenziale sulle fonti primarie, di recupero, di analisi e di ricostruzione. Non tanto sull’esecuzione, quanto sui processi che l’hanno generata e su quello che essa è poi diventata negli anni della Seconda Guerra Mondiale e nel secondo Dopoguerra. Ma, francamente, servirebbe un gruppo di lavoro anche sulla prima parte del Ventennio, quando la politica agraria non era la stessa applicata successivamente, come il libro dimostra.

 

LA SFIDA DEL CLERICI La fallita bonifica capitalista dello stato fascista in Agro Pontino

di Francesco Moriconi

editore Tralerighe Libri

Luglio 2020, 204 pagine

Leggi la scheda

 

 




“In viaggio con le amiche”, una piacevole guida per “pink in break”!

Tappa nella capitale? Approfittate del pacchetto del Black Hotel, indirizzo di design, che include tra i servizi la possibilità di fare una manicure, per donare alle mani un aspetto sensuale e raffinato, o un trattamento alla paraffina che regala piedi morbidi e curati. E all’estero? Il Bella Sky Comwell di Copenaghen è il primo albergo in Europa ad avere un intero piano, il diciassettesimo, dedicato al gentil sesso. Il nome del piano è Bella Donna, e ha un sistema di sicurezza degno di una banca: vi si accede con delle speciali chiavi fornite solo al pubblico femminile. C’è un’area lounge con latte, tè verde, spremute fresche, riviste e uno spazio per acquistare kit di emergenza trucco.”

Copertina del libro "In viaggio con le amiche"

Copertina del libro “In viaggio con le amiche”

Questi e tanti altri utilissimi consigli li troverete nel libro “In viaggio con le amiche” di Isa Grassano. Grazie a questi “spunti di viaggio” passerete dei piacevoli break all’insegna della buona cucina, del relax..e non solo. Musei, monasteri, parchi divertimento, mare, montagna e shopping aspettano soltanto voi. Dove andare? Le mete descritte dall’autrice sono tante e adatte a donne di tutte le età. Essendo un’incallita viaggiatrice ho intervistato con gioia Isa, una delle nostre giornaliste più esperte nel settore del turismo.

D: Come è nata l’idea del libro?

R: Da un desiderio comune alla maggior parte delle donne (lo affermano anche le statistiche) di condivisione – per un giorno, un week end o una settimana – con una persona che “vede” il mondo come noi. Questo non vuole dire che se viaggi con un’amica, o più di una, non hai uno straccio di fidanzato, marito o amante (io stessa sono sposata). Pur stando bene in coppia e in famiglia, si ha voglia di staccare dalla routine quotidiana e di fare una vacanza che sia “complice”. E poi io ho la fortuna di viaggiare per lavoro con amiche e colleghe speciali come Lucrezia, Alessandra, e quindi è stato naturale anche mettere su carta le mie esperienze e i luoghi “pink” incontrati sul nostro cammino.

D: Qual è stato il viaggio che ricorda con più piacere?

R: Ogni viaggio ha in sé qualcosa di speciale e per quello si ricorda con piacere. Come ha scritto una volta lo scrittore Pico Iyer, “viaggiamo per ritornare ad essere dei giovani pazzi, per rallentare il tempo, farci ingannare e innamorarci di nuovo”. Ecco è questo lo spirito dei miei viaggi. Di ogni posto ricordo qualcosa e qualcuno. Di Parigi rivedo le mille luci e la magica atmosfera dei quais lungo la Senna, gremiti di bancarelle di librai, ma in particolare ricordo i bouquinistes, i leggendari ambulanti che espongono centinaia e centinaia di libri antichi o semplicemente usati. E c’è da rimanere incantati a sfogliare quelle pagine dalla grana porosa e farsi trasportare con la fantasia lontano. Di Luxor non riesco a dimenticare i colori accesi che creano giochi di luce tra le Valli assolate dei Re, le forti tonalità dei paesi sulle sponde del Nilo e quel profondo silenzio che regna sovrano lungo le tombe dei Faraoni, ma ancor di più lo sguardo di Manuél che voleva a tutti i costi il mio swatch o di Nefysa alla quale ho regalato il mio cappellino di paglia che serviva a proteggermi dal sole. E mi ricordo di Omar tutte le volte che, sulla mia scrivania, accanto al computer vedo le due bigotte, le bamboline in pezza che il piccolo mi ha venduto, a sole 1 lira (egiziana). <Una lira, una lira>, continuava a ripetermi, con lo sguardo furbo e il sorriso mesto, recitando a memoria la sua parte che aveva imparato bene per convincere i turisti, ed io mi chiedevo perché dovesse fare così tanta fatica per guadagnare qualche spicciolo.

D: Qual è la sua prossima meta?

R: In Italia, la Sardegna, la Valle dell’Erica di Santa Teresa di Gallura. Fu il primo villaggio turistico costruito sull’isola e oggi è una vera oasi di relax, ristrutturato da Delphina e trasformato in un elegante Resort. Visto che non ho fatto vacanza in estate, sono certa che questi tre giorni mi rigenereranno. C’è anche il Centro Thalasso & SPA “Le Thermae”, in uno scenario naturale tra i più belli del Mediterraneo – 1400 m di costa incontaminata, un panorama che domina a 180° sull’isola disabitata di Spargi, la lunga spiaggia a forma di mezzaluna e le piccole calette di sabbia bianca che si perdono tra le acque limpide e cristalline.

All’estero, stiamo organizzando un viaggio all’isola di Bermuda, nel nord dell’Atlantico, a sole due ore di volo da New York. Sembra fatta a misura di donna e la curiosità è che qui il colore dominante è proprio il rosa. Case, mappe stradali, i fiori nei giardini, fino ai bermuda, i celebri calzoncini al ginocchio, hanno tutti questa tonalità che dicono essere la più positiva che ci sia

D: Come dice Irene “Prima di partire per un lungo viaggio, devi portare con te la voglia di non tornare più..” Le è mai capitato durante uno dei suoi viaggi di “avere la voglia di non tornare più?

R: Non mi è mai capitato. Amo partire spesso, ma amo sempre tornare a casa. Alle mie abitudini e, soprattutto, amo così tanto la mia Italia che non la cambierei con nulla. In un posto ci sto bene massimo 15 giorni, poi sento “nostalgia”. Certo è che una volta rientrata, sono capace di ripartire dopo pochissimo.

D: “Ricordate che fidanzate, mogli, compagne, dopo un viaggio al femminile, tornano sempre più entusiaste, pronte a dare nuovo vigore alla vita di coppia. Quindi, niente bronci, lasciatele andare…” Suo marito Antonio la lascia andare?

R: Io ho l’attenuante che sono viaggi di lavoro. Battute a parte. Un po’ mette il broncio ma sa anche che per me viaggiare è importante, come sa che ho davvero tante amiche con le quali sto bene e amo condividere esperienze. Agli altri uomini dico che una donna torna sempre ricaricata dopo aver vissuto emozioni in giro per l’Italia o il mondo, ma anche semplicemente dopo essere riuscita a rilassarsi per un giorno in un centro benessere. Quindi ben vengano questi momenti “in rosa”.

D: Un consiglio spassionato a tutte le donne che stanno per mettersi in viaggio.

R: Partite senza sensi di colpa, ma motivate da un grande spirito di curiosità. Portate con voi un bloc notes per appuntare le emozioni più belle che, a volte, valgono più di una fotografia, spesso scattata distrattamente. Non dimenticate di mettere in valigia una sacca vuota da riempire di prodotti tipici e souvenir del luogo che si visita.

D: Ci sarà un “In viaggio con le amiche 2?

R: Un secondo libro per il momento no, ma c’è un pink blog: www.amichesiparte.com, che è lo sviluppo costante dell’idea del libro e lo gestisco insieme alla collega e amica, Lucrezia Argentiero, con la quale sono spesso in viaggio insieme. Qui, oltre, a selezionare mete sicure perché la sicurezza è un aspetto fondamentale quando si parte tra donne, ci sono varie rubriche in cui le donne si ritrovano alla perfezione. Un esempio è la rubrica i viaggi di gusto, perché è vero che le donne sono sempre attente alla linea, ma le eccellenze gastronomiche sono una ricchezza anche per l’umore. E ancora: posti insoliti per festeggiare con le amiche l’addio al nubilato, le cose da fare gratuitamente. Oppure “in viaggio con i peli”, a cura di Serena Colavita, “croce” del nostro corpo, e “delizia” quando si parla di cani da portare in vacanza.

C’è anche Check-in Vip per cantanti, scrittrici, attrici, donne impegnate in politica o nel sociale che accettano di aprirsi e lasciare i loro ricordi legati a viaggi, valigia, sogni.

Infine, c’è “Rosa Piccante”, una rubrica di racconti di viaggio al femminile in chiave erotica. Per dare un tocco piccante al rosa.

Tra gli altri miei progetti, nell’immediato futuro, c’è una nuova guida sui “locali chic d’Italia”. Sicuramente perfetti anche per un incontro tra amiche che sia di classe.

Grazie Isa!

ISA GRASSANO, Giornalista freelance

Isa Grassano

Isa Grassano

Da bambina alla domanda “cosa vuoi fare da grande?” rispondeva: «o la hostess di volo o la giornalista”. Quando si è resa conto di non superare il metro e sessanta di altezza, ha dovuto optare per la seconda ipotesi, ma non ha rinunciato alla sua passione per i viaggi e al desiderio di trasferire emozioni su carta. Giornalista professionista da gennaio 2008  (e prima pubblicista dal 1995) ma sempre come freelance collabora con «I Viaggi di Repubblica», «Il Venerdi di Repubblica», «Elle», «Marco Polo», «Gioia», «Turisti per Caso», «Cosmopolitan», «VdG Magazine», viaggiando molto per il mondo, ma anche esplorando “l’Italia minore”.

Parte di continuo ma non ha ancora capito come fare una valigia. Dimentica tutte le volte qualcosa. Una volta persino i calzettoni di lana, peccato si trovasse in Norvegia a meno 20 gradi. Per fortuna ci sono le amiche e colleghe che viaggiano con lei a supportarla. É una chiacchierona e non potrebbe mai andare da sola. Si annoierebbe tanto. Meglio stile Thelma e Louise. Lei vorrebbe la parte di Thelma, sperando che, come nel famoso film, le capiti prima o poi di incontrare un uomo modello Brad Pitt. E per questo ha scritto un manuale rosa «In viaggio con le amiche» edito da Newton Compton e insieme alla collega Lucrezia Argentiero, gestisce il pink blog: www.amichesiparte.com.

La guida segue l’altro libro di successo mediatico, 101 cose divertenti, insolite e curiose da fare Gratis in Italia» sempre Newton Compton (2011), recensito da quasi tutte le testate, molte radio e televisioni.

Il suo motto? È sempre a tema gratuità e si rifà a Enzo Biagi: “Avrei fatto la giornalista anche gratis: meno male che i miei editori non se ne sono mai accorti”.