I giovani chiedono un mondo più pulito

 

È venuta a Roma per parlare del surriscaldamento globale, Greta Thunberg la giovane attivista svedese che da mesi, ogni venerdì, sciopera trascinando oramai centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo in nome del clima e che il 19 aprile, insieme alle ragazze e ai ragazzi di ‘Fridays For Future’, sarà in piazza del Popolo, dove sarà allestito un palco a pedali che fornirà l’energia all’impianto grazie a 120 biciclette che animeranno un generatore. In programma, oltre all’intervento di Greta e di altri protagonisti della protesta, sono previsti contributi artistici e musicali fino alle ore 14,00. Lo slogan sui social, che l’ha accompagnata in questi ultimi tempi, #fridayforfuture, ha coinvolto numerosissimi giovani di tutto il mondo: la sua protesta, iniziata  davanti al parlamento svedese con un cartello con su scritto ’Sciopero scolastico per il clima’, si è poi allargata a tantissimi altri giovani, minacciati dal mondo nel quale stanno crescendo e per la situazione in cui si trova il Pianeta.

La giovane svedese afferma due cose riguardo alla sua lotta a favore del clima: ‘Dovremmo essere più responsabili del casino che abbiamo creato’ e ‘Dovremmo arrabbiarci di più’. E sono proprio la rabbia e la paura che hanno spinto Greta e gli altri a manifestare per cambiare le nostre abitudini e salvaguardare il clima: facendo pressione su molte industrie e multinazionali, per incrementare e sostituire i loro prodotti con materiali naturali, a basso impatto ambientale, e favorire la crescita economica senza stravolgere habitat o devastare territori.

Il cambiamento climatico è una realtà che si aggrava sempre di più, con conseguenze negative sull’ambiente e sulla vita dell’uomo:  picchi di siccità e glaciazione mai osservati prima, alluvioni sempre più frequenti ed incendi boschivi in aumento. Tra le cause di questi sconvolgimenti c’è l’incuria umana nei confronti del Pianeta, il grande consumo di combustibile fossile, ma anche il largo ed eccessivo uso della plastica. Numerose ricerche hanno registrato e monitorare la quantità di gas serra prodotta dalle città e dalle grandi industrie, constatato il danno ambientale marittimo, ed evidenziato il pericolo di estinzione per quanto riguarda le barriere coralline, che stanno subendo il processo di sbiancamento. L’inquinamento dei mari è dato dall’enorme quantità di rifiuti plastici e non biodegradabili presenti nelle acque che finiscono poi, tra l’altro, anche negli stomaci dei grandi cetacei o diventano vere e proprie trappole per le specie ittiche.

Tanti sono stati i tentativi intrapresi dall’uomo per diminuire l’impatto ambientale. In alcune città d’Europa, per esempio, è stata interdetta la circolazione alle automobili non elettriche, sono stati incrementati i servizi pubblici, realizzate piste ciclopedonali e costruito abitazioni con impianti ad impatto zero o quasi. Oltretutto la gestione dei rifiuti, laddove i cittadini seguano le norme indicate dai comuni, è regolata dal sistema della raccolta differenziata.

Ma per fare la vera ‘rivoluzione’ ambientale bisogna partire dall’infanzia, per rendere i cittadini, fin da piccoli, più consapevoli e più informati per un ambiente migliore in cui vivere.




Al via il secondo E-Prix di Roma

Si svolgerà il 13 aprile 2019, sul circuito cittadino dell’Eur, il secondo E-Prix di Roma, quinto campionato di Formula E, la gara automobilistica per motori elettrici ideata nel 2012 dalla Federazione internazionale dell’automobile (Fia).

Le vetture sono 100% elettriche, pesano metà delle Formula 1 e sono tutte dotate dello stesso motore, telaio, batteria e componenti elettronici forniti dagli stessi produttori e case automobilistiche per evitare favoreggiamenti: tra questi Spark Racing Technology, McLaren Electronic Systems, Williams Advanced Engineering, Dallara e Brembo. Quest’anno ci saranno monoposto di seconda generazione (Gen2): non ci sarà il cambio vettura a metà percorso perché il pacco batterie è da 54 kWh (prima era da 28kWh) e permette ai piloti di arrivare a fine gara senza il cambio macchina ai box come avvenuto l’anno scorso. L’E-Prix si differenzia dalle gare tradizionali perché, oltre a non avere benzina nel serbatoio, il 20% della distanza complessiva deve essere coperta sfruttando l’elettricità creata dalle frenate, in quanto quella stoccata negli accumulatori è sufficiente solo per l’80% dei chilometri da percorrere.

Il circuito è lo stesso dello scorso anno, così come i divieti momentanei alla viabilità e le deviazioni del trasporto urbano e al traffico nelle zone limitrofe alla Cristoforo Colombo fino all’obelisco di P.zza Marconi, che sarà lo start della manifestazione. Le misure di limitazione avranno validità da giovedì 11 fino a lunedì 15 aprile. Le monoposto inizieranno a girare in pista già alle 7,30 per le prime prove libere, il secondo turno è previsto per le 10,00 mentre dalle 11,45 si inizierà con le qualifiche e la Super Pole. Alle 16,00 partirà la gara che durerà 45 minuti più un giro necessari a completare una corsa.

Tra le iniziative legate all’evento: giovedì 11 alle 18,00, allo stadio delle Tre Fontane, la Nazionale Piloti sfida ll’AS Roma Legends con Francesco Totti in campo; venerdì 12 aprile, dalle ore 18, 00 ci sarà sul circuito della gara, la ‘E Parade’, una parata di mezzi ecologici ed elettrici a 2, 3 o 4 ruote, eco friendly. Tra i requisiti di partecipazione: avere almeno 12 anni ed essere un possessore di un qualsiasi mezzo completamente alimentato ad energia elettrica, come ad esempio bici e monopattini, hoverboard, skateboard, e monocicli. La partecipazione e gratuita, ma bisogna registrarsi perché il il numero massimo è di 400 persone (https://www.filmmasterevents.com/eparade).

La zona del circuito è raggiungibile con i mezzi pubblici, in particolare con la Metro B, fermate Eur Magliana, Eur Palasport ed Eur Fermi.




Non lo spegnete, è un server!

Il World Wide Web  ha compiuto 30 anni. La rete che ha stravolto le nostre vite è stata ideata alla European Organization for Nuclear Research (Cern) di Ginevra dal fisico britannico Tim Berners-Lee, per favorire la condivisione delle informazioni tra le migliaia di ricercatori in servizio nell’organizzazione svizzera. Ben presto però vennero collegati molti computer in rete nel mondo e creato il primo browser che dal 1993 il Cern ha messo a disposizione di tutti. Nel 1991 venne pubblicata la prima pagina all’indirizzo http://info.cern.ch/hypertext/WWW/TheProject.html: il primo server stava nel pc di Berners-Lee su cui fu messa un’etichetta che diceva ‘Non spegnete, è un server!’ Oggi Berners-Lee dirige il World Wide Web Consortium (W3C), ente non governativo che si trova a Cambridge (Stati Uniti),presso il Massachusetts Institute of Technology (Mit), che si occupa della rete per tutti e dell’approvazione dei nuovi standard del Web,  ma anche di come affrontare la sicurezza e la privacy degli utenti connessi, a partire dall’aspetto giuridico. Per fare ciò punta a una piattaforma più aperta e più attenta al privato dei cibernauti. “Se vogliamo garantire che il Web faccia l’interesse dell’umanità, dobbiamo badare a ciò che la gente ci costruisce sopra’ sostiene lo scienziato. ”Anziché fare l’interesse dell’umanità com’era nelle intenzioni, Internet l’ha tradita: la sua crescente centralizzazione ha finito per produrre un fenomeno su larga scala dai tratti anti-umani”. La sua preoccupazione per i tanti aspetti negativi che emergono dal mondo digitale, dagli scandali alle manipolazioni, l’ha portato a proporre a governi, aziende e cittadini un contratto per rilanciare la rete, che stabilisca responsabilità chiare e pertinenti per tutti. “L’individuo aveva un margine d’intervento enorme” spiega lo studioso. “Tutto si basava sull’idea che non esistesse un’autorità centrale cui dover chiedere il permesso. Quella sensazione di potere individuale è una delle cose che si sono perse”.

Berners-Lee è stato nominato ‘Sir’ dalla Regina Elisabetta II ed ha una statua alla National Gallery. Nel 2017 gli è stato assegnato l’AM Turing Award, considerato il Premio Nobel per l’informatica.

 




Torna Romics alla Fiera di Roma

 

Dal 4 al 7 aprile 2019, presso la Fiera di Roma, si svolgerà la XXV edizione di Romics, manifestazione sul mondo dell’animazione, fumetti, games e entertainment con un programma ricco di eventi, spettacoli e performace dei cosplay per un pubblico di tutte le età.

Tra le varie attività offerte, c’è l’opportunità di seguire lezioni sul fumetto e sull’animazione, giochi da tavolo, torneo di carte collezionabili, combattimenti con le spade laser. Inoltre stand delle case editrici, fumetterie, videogames, collezionisti, incontri con i YouTuber e la gara cosplay.

Molti gli ospiti di questa edizione, tra cui: Cristina d’Avena, che presenterà l’ultimo album ‘Duets Forever – Tutti Cantano Cristina’, la scrittrice fantasy Licia Troisi, e la scrittrice Violetta Bellocchio. Sarà celebrato l’ottantesimo anniversario di Batman, con una mostra di tavole originali e statue e verranno proposti i lavori originali di Giorgio Cavazzano, uno fra i maggiori fumettisti Disney al mondo, dedicati alla fantascienza e al fantasy.

Durante la manifestazione Valeria Arnaldi, autrice di ‘Principesse e Guerriere: dalle eroine disneyane ai racconti di formazione antichi e moderni’ incontrerà il pubblico e molti appuntamenti saranno dedicati all’officina del fumetto e a Romics Narrativa, insieme agli spazi interattivi per scoprire tutti i titoli di prossima uscita.

I Romics d’oro di quest’anno verranno consegnati a:  Reki Kawahara, scrittore giapponese di light novel e manga, Alessandro Bilotta, autore, soggettista e story editor delle più famose serie a fumetti (da Giulio Maraviglia fino a Dylan Dog), George Hull, concept designer e al disegnatore americano Ryan Ottley, conosciuto per il lavoro su Invincible, la serie di supereroi creata da Robert Kirkman e Cory Walker.

L’orario è dalle 10.00 alle 20.00;il biglietto può essere acquistato online e varia rispetto alle giornate e all’età dei visitatori.Info: www.romics.it

 




Psicofarmaci, sempre più vicino ai giovani

Da un recente studio dell’Istituto di fisiologia clinica di Pisa del Consiglio nazionale delle ricerche, i  giovani italiani sono i ‘più abituali’ consumatori di psicofarmaci d’Europa. Tra questi, la fascia d’età che va dai 16 ai 19 anni è quella che ne fa un  uso spropositato. Dallo studio emerge che circa 400 mila studenti hanno ingerito farmaci come incentivo all’apprendimento o come ‘supporto’ per superare momenti di ansia, seguono poi i medicinali presi per dormire, stabilizzare l’umore, per l’attenzione e per far diminuire stanchezza ed appetito.

Se i farmaci sono sempre più a portata di mano dei giovani, ciò che allarma di più è l’ignoranza nei confronti degli effetti collaterali e dell’uso improprio che i consumatori fanno di questi medicinali, spesso in aggiunta all’assunzione di droghe e alcol. L’abuso può portare a contrarre il diabete mellito, ad un aumento dei trigliceridi nel sangue, di peso, o all’occlusione dei vasi sanguigni.Il mix con l sostanze psictrope porta ad un indebolimento delle difese immunitarie, alla carenza di mucosa gastrica e ad un’esposizione alle patologie legate al sangue e ai grassi nel corpo. Alle volte sono i genitori stessi che richiedono la prescrizione di pillole al medico curante per i figli, altre volte sono i ragazzi che li prendono da casa, anche se con molta facilità si possono reperire online senza ricetta medica, oppure trovare in giro come ‘merce di scambio’ vero e proprio.

Ma cosa spinge un adolescente a fare uso e abuso di psicofarmaci?

Tra i fattori c’è il carattere, l’ambiente e i comportamenti dei genitori.  Crescendo si matura uno ‘status’ emotivo con il quale riceviamo e reagiamo a ciò che avviene intorno a noi, agli eventi belli o brutti. Un adolescente, particolarmente fragile, è più a rischio di disturbi d’ansia che, se non curati, possono portare ad un indebolimento psicologico, con eventuale dipendenza da psicofarmaci per attenuare ansie e disagi. Certo non aiuta il clima competitivo di cui è impregnata l’attuale società ‘dell’apparire’ dove tutto e tutti vengono etichettati. Altra causa sono i genitori con troppe aspettative sui figli, dove spesso il reale si interseca con l’ideale di figlio. Questa situazione può comportare anche gravi conseguenze su apprendimento ed affettività fino a portare un giovane, che non si sente all’altezza delle situazioni della vita di tutti, a ‘rifugiarsi’ negli psicofarmaci. Inoltre il loro uso, a differenza delle droghe e dell’alcol, passa per essere una soluzione definita buona e non alienante dalla società: quando si sente parlare di un giovane che assume farmaci, non viene considerato un tossicomane, anche se a lungo andare potrebbe subire gli stessi se non peggiori effetti di quest’ultimo.




Il museo raccontato dai giovani

È bandito dal Ministero per i beni e le attività culturali (Mibac), Museo nazionale romano e Associazione degli italianisti, e organizzato nell’ambito delle iniziative di promozione dell’Anno europeo del Patrimonio culturale 2018, il concorso ‘Raccontiamo il museo’ rivolto agli studenti della Regione Lazio di ogni ordine e grado. L’intento è quello di sostenere la creatività, l’identità culturale, l’appartenenza all’Unione europea e la coesione sociale. Agli studenti è richiesto di creare una narrazione sul patrimonio culturale, in forma scritta e/o in altre forme comunicative, come disegno, grafica, fumetto, fotografia, pittura, scultura e video: devono ispirarsi a eventi storici e/o immaginari con particolare riferimento alle sedi del Museo nazionale romano, Palazzo Altemps, Crypta Balbi, Terme di Diocleziano e Palazzo Massimo. Le scuole sono invitate a realizzare, in piena autonomia, percorsi interdisciplinari di studio, formazione, ricerca, con attività laboratoriali, per accrescere la conoscenza del patrimonio culturale e le motivazioni alla sua tutela e valorizzazione. Gli elaborati devono essere inviati entro il 15 marzo 2019, seguendo le indicazione del bando scaricabile dal sito, http://www.museonazionaleromano.beniculturali.it/ e inviando tutta la documentazione a Sara Colantonio, Mibac, Museo nazionale romano, Palazzo Altemps, Concorso ‘Raccontiamo il museo’, via di S. Apollinare 8, 00186 Roma.

Ogni contributo deve essere accompagnato da una breve presentazione sul percorso didattico svolto e contenere: titolo, scuola di provenienza, dati anagrafici degli autori e dei docenti coinvolti nel progetto. I lavori verranno selezionati da una giuria e pubblicati sul sito del Museo e le scuole partecipanti saranno invitate a una cerimonia finale che si terrà nella primavera 2019.

 

 




Al via ‘Rugby integrato -Terzo tempo’

Per tutto il mese di gennaio 2019 sono aperte le iscrizioni al progetto di rugby touch integrato ‘Terzo tempo’, organizzato dall’Associazione ‘La cicala e la formica onlus’, in collaborazione con Asd Lions Pomezia, rivolto a ragazze e ragazzi tra i 14 e i 22 anni del territorio che faranno parte della stessa squadra, confrontandosi con le ‘diversità’, per accoglierle e comprenderle. Le attività integrate prevedono la partecipazione di atleti con disabilità cognitive e ‘normodotati’ e sono un messaggio concreto per valorizzare l’integrazione e la relazione tra persone.

Il rugby rappresenta, con i suoi valori non solo sportivi, ma anche sociali ed educativi, un’opportunità anche per le fasce vulnerabili per accedere allo sport, superando anche situazioni di esclusione e di disagio con conseguenti ricadute sulle famiglie. La partecipazione all’iniziativa è gratuita, grazie al finanziamento ricevuto dall’’Otto per Mille’ della Chiesa Valdese che ha permesso l’acquisto di attrezzature e la copertura di tutte le spese degli iscritti. Il corso è suddiviso in 25 incontri: ogni sabato a partire dal 26 gennaio fino a giugno 2019 dalle ore 10,00 alle 12,00 presso il Campo sportivo comunale ‘La Macchiozza’, in Via della Macchiozza S.n.c. Pomezia.

Presso la sede de ‘La cicala e la formica onlus’ (Via Roma 5 Pomezia, tel:324/7937175), giovedì 24 gennaio dalle 18,00 alle 19,00 sarà possibile iscriversi e richiedere maggiori informazioni. Dal 2008 l’Associazione si occupa di organizzare attività sportive (nuoto, calcio, skate) che oltre ad aiutare lo sviluppo psico-motorio e la coordinazione rappresentano un sostegno importante per lo sviluppo delle relazioni tra i ragazzi.

Per informazioni: info@lacicalaelaformicaonlus.it; Giovanna D’amore tel: 320 8445459; Donatella Ferraro 320 6105614




I 70 anni del 45 giri

Il 45 giri ha compiuto 70 anni. Anche se è stato sostituito da numerosi apparecchi elettronici e dal computer stesso, è tuttora considerato un ‘cult’ per gli  appassionati di musica vintage e non solo. Nato in America il 10 gennaio 1949 dalla Columbia Records, deve il suo nome al fatto che gira 45 volte in un minuto e contiene due brani, ciascuno della durata massima di 4 minuti: uno con il brano più importante inciso sul lato ‘A’ e dietro, sul lato ‘B’, una canzone per così dire, con meno pretese. Fatto di materiale leggero, il vinile, prese il posto della gommalacca e visto che era più abbordabile economicamente del 33 giri che c’era fino ad allora, divenne per i giovani del secondo dopoguerra il principale strumento per ascoltare la musica. Spesso questi dischi, chiamati anche ‘singoli’, si facevano suonare nei giradischi, o meglio nei ‘mangiadischi’, portatili, a batterie, molto popolari negli anni ‘60 e ‘70, ideali nelle feste tra amici. Negli anni ‘80 arrivò il Compact disc che di fatto diede il via all’era digitale. In Italia i primi ‘singoli’ decollano a Milano nel 1954 con la casa discografica Ricordi che li comincia a produrre, con la mitica copertina di carta: tra i primi 45 giri, quelli di Enzo Jannacci, Giorgio Gaber, Gino Paoli e Ornella Vanoni, e a seguire Domenico Modugno, Gianni Morandi, Mina, Patty Pravo e molti altri.

Il prospero mercato del 45 giri comincia piano piano a declinare fino a concludersi il 18 agosto 1990 quando, un accordo tra tutte le multinazionali del disco, interrompe la produzione del vinile, cedendo il posto alle musicassette e ai Cd.

Accanto ai 70 anni del 45 giri, lo scorso 11 gennaio, abbiamo ricordato i vent’anni dalla morte del cantautore e poeta Fabrizio de André, le cui canzoni narrano di amore, rivoluzione, gioia, dolore e di una società sempre più persa nel conformismo.




Un premio per sfogliare la scienza

 

“Rendere accessibile a un maggior numero di persone, per mezzo di una esposizione piana, non eccessivamente tecnica” (Dizionario della lingua Italiana, Devoto – Oli). Tra le tante definizioni del verbo divulgare, questa rende bene l’idea della divulgazione scientifica, attraverso cui il grande pubblico può accedere alla cultura scientifica. Non basta essere esperti in una materia per essere dei bravi divulgatori. Ogni scienza ha un suo proprio linguaggio, con molti termini non di uso comune: il divulgatore, per farsi capire dalla stragrande maggioranza della popolazione, deve utilizzare parole che fanno parte del bagaglio linguistico comune, tradurre un messaggio scientifico per renderlo comprensibile al maggior numero di persone. Farsi capire dal pubblico è anche uno degli obiettivi del ‘Premio nazionale di divulgazione scientifica – Giancarlo Dosi’ che si è concluso il 13 dicembre a Roma, presso la sede del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), organizzato dall’Associazione italiana del libro con il patrocinio di Cnr, Associazione italiana per la ricerca industriale e Università telematica internazionale Uninettuno. Il concorso, suddiviso in tre sezioni – libri, articoli e video – e ripartito in sei aree, dalle scienze matematiche all’ingegneria, dalle discipline storiche a quelle economico-sociali, ha registrato la partecipazione di oltre 700 libri, articoli e video di ricercatori, studiosi e giornalisti italiani e stranieri.

Il premio finale è stato vinto dal libro ‘Questione di virgole. Punteggiare rapido e accorto’ di Leonardo G. Luccone (Laterza, 2018) incentrato sul valore e l’importanza della punteggiatura nella società contemporanea che si è anche classificato al primo posto nella sezione libri, categoria Scienze dell’uomo, storiche e letterarie. Sono inoltre risultati vincitori delle altre 4 categorie: in Scienze matematiche, fisiche e naturali Piero Martin e Alessandra Viola con ‘Trash. Tutto quello che dovreste sapere sui rifiuti’; Pierluigi Lopalco con ‘Informati e vaccinati. Cosa sono, come funzionano e quanto sono sicuri i vaccini’ per Scienze della vita e della salute; Armando Martin con ‘Industria 4.0, sfide e opportunità per il Made in Italy’ per Scienze dell’ingegneria e dell’architettura; Roberto Defez con ‘Scoperta. Come la ricerca scientifica può aiutare a cambiare l’Italia’ per Scienze giuridiche, economiche e sociali. Franco Bagnoli ha vinto nella sezione ‘articoli’ con ‘Un esempio di teoria dei giochi: i venditori di gelato’ e nella sezione ‘video’ è stata premiata Assunta Croce con Il cancro è una malattia del Dna.

Nel corso della manifestazione, giunta alla sesta edizione, i finalisti sono stati votati da una giuria in sala formata da 150 persone, presieduta da Giorgio De Rita, Segretario generale del Censis.




I sonnambuli del cellulare

 

In questi giorni, oltre a mangiare le tante ghiottonerie delle feste natalizie, ci abbuffiamo anche di digitale macinando like, messaggi e informazioni su smartphone, tablet e consolle, trascurando relazioni interpersonali e ore di sonno. La tecnologia sembra minacciare soprattutto i più giovani che spesso soffrono di Sleep Texting, un sonnambulismo virtuale in cui il sonno è interrotto, insufficiente e irregolare e, oltre a minare il rendimento scolastico e universitario, può portare a squilibri emotivi, affaticamento e scarsa concentrazione. I Millenials sono sempre più impegnati a inviare messaggi nella semincoscienza del dormiveglia notturno, con il risultato di spedire comunicazioni spesso prive di senso e imbarazzanti, e che non sono in grado di ricordare al momento del risveglio. Questo il risultato di uno studio condotto su 372 studenti della Villanova University (Pennsylvania, Usa) coordinato da Elizabeth B. Dowdell e pubblicato di recente sulla rivista Journal of American College Health. Il 25,6% degli studenti ha riferito di aver inviato messaggi nel sonno e la maggioranza (72%) di non ricordare di averlo fatto. “La maggior parte non aveva memoria del fatto di aver inviato messaggi o del loro contenuto” ha spiegato Elizabeth B. Dowdell. “Il fatto di non ricordare non è sorprendente, poiché la ricerca sul sonno ha scoperto che le persone che si svegliano dopo aver dormito per più di qualche minuto non sono in grado di ricordare i minuti prima di addormentarsi”. Gli studiosi sottolineano la negatività di questo fenomeno sul sonno e sulla mente, che può portare ad una vera e propria dipendenza. Uno studente nel focus-group della ricerca ha addirittura dichiarato di indossare guanti per non mandare messaggi durante la notte. La quantità e la qualità di sonno, registrate durante la settimana dei ragazzi possessori di quattro o più dispositivi tech rispetto a chi ne possedeva di meno, sono risultate preoccupanti sul sonno di chi soffre di questa patologia 2.0. Il fenomeno non riguarda solo i giovani negli Stati Uniti, ma anche in Europa e in Italia, dove sono in aumento le ‘connessioni’ su social, pc e tablet anche quando è ora di dormire. Un buon sonno è fondamentale per mantenere una buona qualità della vita e lo Sleep Texting, a lungo andare, può compromettere la vita quotidiana delle persone, e per i più giovani, il rendimento scolastico.

I primi sonnambuli tecnologici vennero studiati dai ricercatori dell’Università di Toledo (Spagna) nel 2008 che seguirono il caso di una donna che inviava email durante la notte, mentre dormiva e non aveva nessuna coscienza di ciò che stava facendo. Per gli specialisti, tra le cause che spingono i sempre più numerosi sonnambuli 2.0 a inviare messaggi e email, c’è lo stress e l’ansia per non riuscire a fare tutto quello che ci si prefigge di fare in giornata, con la mente che non riesce a liberarsene nemmeno quando si dorme. Cosa si può fare? Si può porre maggiore attenzione al tempo trascorso sui dispositivi, configurandoli in modo da segnalarne l’eccessivo uso, soprattutto per i più giovani, non dormire con il telefono cellulare sul comodino e, se non si prende sonno, invece di messaggiare o navigare sui social, leggere un libro.




All’IIS ‘Copernico’ il premio della Camera di Commercio di Roma

L’I.I.S. ‘Via Copernico’ di Pomezia ha vinto il premio ‘Storie di alternanza’ bandito dalla Camera di Commercio di Roma con il progetto ‘Sicurezza, elisoccorso e procedure di pronto intervento’, realizzato dalla classe VB (A.S. 2017/18). Il premio, 1000 euro e una targa, è stato ritirato il 5 dicembre scorso dagli studenti, accompagnati dal loro tutor dell’Alternanza scuola-lavoro, la prof.ssa Pagliarini, e dai docenti della classe, presso la sede della Camera di Commercio.

Il progetto è una start up intelligente, nata dall’idea di attivare un tempestivo intervento in zone difficili da raggiungere, dopo gli eventi di Rigopiano e il terremoto di Macerata. Gli studenti, assieme al corpo docente della classe e alla prof.ssa Pagliarini, hanno creato un’agenzia di mediazione tra le aziende che operano nel settore dell’elisoccorso e le scuole, con l’intento di approfondire le tematiche riguardanti la sicurezza, per una maggiore consapevolezza dei cittadini, soprattutto i più giovani. “Oltre ad aver lavorato per la costituzione dell’impresa in sé, siamo fieri che i ragazzi abbiano pensato ad una tematica come quella del soccorso, caratterizzata dal desiderio di creare un’attività finalizzata ad aiutare il prossimo. Ci auguriamo che i loro ‘voli’ siano sempre più alti, ma che l’ambizione sia sempre affiancata dalla generosità e dall’altruismo di oggi” afferma la prof.ssa Maria Elena Pezone, vice preside dell’IIS ‘Via Copernico’.

Da anni all’offerta formativa dell’Istituto si è aggiunta l’esperienza dell’Alternanza scuola-lavoro, con l’idea che la formazione tecnica, oltre alla cultura generale di base, deve avere una continua verifica delle conoscenze tecniche per stare al passo con l’evoluzione e l’innovazione del mondo del lavoro. Con i percorsi di Alternanza scuola-lavoro, la metodologia didattica è più ampia e consente agli studenti di avere un concreto sostegno per l’orientamento e per la scelta futura.

Complimenti a tutti!




Gli alberi vanno in aiuto delle città

Il grande sviluppo produttivo e dei trasporti degli ultimi anni ha fatto registrare un notevole incremento dello smog, o meglio dell’inquinamento fotochimico, specialmente nelle grandi città: la concentrazione di ozono a basse quote è aumentata, così come sono aumentate le polveri Pm10 nell’atmosfera, superiori al numero consentito. Tale elevata quantità di polveri sottili comporta importanti modificazioni e danni che mettono a rischio l’ecosistema globale. I dati più allarmanti riguardano la presenza di Co2(emissioni di anidride carbonica nell’aria) soprattutto nelle grandi città, prive o quasi di spazi verdi, densamente popolate e con un tasso di veicoli e/o fabbriche che non permette alla vegetazione presente di equilibrare la saturazione dell’aria.

Da una recente ricerca di Coldiretti presentato al Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione a Cernobbio (Como) emerge che alcuni arbusti sarebbero in grado di bloccare le pericolose polveri Pm10,che ogni anno provocano in Italia circa 80 mila morti premature (Agenzia europea dell’Ambiente) e che hanno il ‘picco’ da novembre a marzo, soprattutto nelle zone sotto i 200 m. di altitudine.

Tra le varie iniziative messe in atto dalle amministrazioni locali a difesa dell’ecosistema minacciato, c’è l’incremento delle aree verdi, il divieto di transito nei centri storici cittadini per i veicoli a motore, l’aumento delle aree ciclabili e il ricorso agli alberi. In molte aree metropolitane sono stati utilizzati gli alberi per combattere lo smog. Infatti alcuni alberi riescono ad inglobare l’anidride carbonica prodotta dai gas di scarico e a purificarla: la pianta assorbe e rimuove gli inquinanti gassosi e li rende inerti attraverso il suo metabolismo. Tra questi il faggio, che assorbe l’ozono e il biossido di azoto, l’abete di Douglas che abbatte il Pm10 così come il pioppo bianco che contrasta l’anidrite carbonica. Un albero ben gestito, curato e potato è una grande centrale di assorbimento degli inquinanti come accade per esempio con il tiglio selvatico, il frassino e l’acero, ma soprattutto con il  bagolaro (celtis australis), che ha il maggior potere di neutralizzare le polveri sottili.

Alberi dunque anche come strumenti di contrasto allo smog che, insieme ad amministratori e cittadini, possono rendere i centri abitati più vivibili, migliorando la qualità dell’aria e quindi la salute della cittadinanza, in particolare dei bambini. Se gli alberi ‘assorbono’ inquinanti che sono nell’aria, cittadini e amministrazioni locali possono dare il loro contributo attraverso comportamenti consapevoli come non accendere i fuochi all’aperto, limitare l’uso di stufe, caminetti e motori diesel e scegliere le piante più adatte ai diversi contesti della città.

La parola smog venne coniata per la prima volta in un articolo dei primi del Novecento in Inghilterra per denominare la grande quantità di nebbia scura e fuligginosa che compariva a ridosso delle città più industrializzate, o laddove c’era un’alta presenza di veicoli a combustibile fossile.