L’estate in testa

 

L’estate ormai è arrivata e dopo mesi trascorsi a casa, si ricomincia ad uscire, seppur con accortezze e seguendo le indicazioni governative sull’emergenza Covid-19.

In spiaggia o a passeggio finalmente si possono sfoggiare le nuove acconciature per l’estate 2020. I capelli sono la parte del corpo, dopo le unghie, ad essere più modellabili. Quali le nuove tendenze? Con il caldo la cosa più facile e versatile per chi ha i capelli lunghi è come si sul dire ‘tirarli su’, anche se a suggerire questa acconciatura non è la moda, ma il caldo. Molte le modalità per ‘alzare’ i capelli con stile. Particolarmente in voga sono le trecce a spiga di grano, lo chignon morbido e casual alla vista, ma ben strutturato, treccine con inserti e cordoni intrecciati con i capelli e anche l’accessorio evergreen che tutte noi abbiamo, il foulard, utilizzato come fascia, ma anche come ferma-capelli.

Trecce e chignon sono proposti anche da stilisti e fashion hair-stylist che si spingono fino all’effetto ‘wave’ dell’acconciatura: una treccina unica attaccata alla testa per avere un look ‘afro’, ma soprattutto per non ricorrere a molteplici forcine. Per un tocco più elegante, gli chignon si possono intrecciare con stoffa o inserti floreali o farli alti e spettinati con un tocco vintage come li portava la bellissima Brigitte Bardot negli anni Sessanta.

Per chi ha invece capelli corti, ricci e poco gestibili, l’ideale è raccoglierli in un foulard, indossato a mo’ di fascia, di bandana, lasciato annodato dietro con le estremità morbide sulle spalle o indossato come turbante. Anche questa modo torna alla ribalta seguendo gli anni Settanta, quando il foulard era spesso annodato al collo con un fiocco laterale, ma che  all’occasione diventava un fermaglio per capelli, per evitare che le pieghe vaporose dei tempi si sciupassero con il vento.

Per i capelli corti le soluzioni arrivano direttamente dalle collezioni primavera-estate di molti stilisti. Tanto gel sui capelli per dare l’idea di un capello luminoso e tirato se si ha un carré scalato; se si ha invece la frangia arriva la proposta futurista e fuori dagli schemi con il gel e la lacca che fissano il ciuffo della frangia per renderla più voluminosa e dare profondità a chi ha un capello fino. Infine un’altra soluzione è quella di fissare piccoli ciuffi di capelli arrotolandoli in microtorchon per avere una testa fresca e ordinata.

Buona estate a tutte!




Quando la casa diventa una tana

Il lungo confinamento in casa a causa del Covid-19, che ha portato vittime, e disagi a livello sanitario e politico-sociale a tutti noi, ha comportato anche un drastico cambiamento nel nostro stile di vita. In questi giorni, lontano da familiari, amici e colleghi, abbiamo ricominciato ad uscire, con sollievo per molti, ma non per tutti. In effetti dopo il lockdown, l’isolamento e il distanziamento sociale, molte persone si ritrovano a fare i conti con un disagio forse anche più dannoso del virus stesso: la paura di uscire di casa e di tornare alle attività quotidiane di prima. Preferiscono rimanere in casa piuttosto che ritornare piano piano a una vita sociale quasi normale, alle azioni di tutti i giorni. Sono in preda del nervosismo, frustrazione, ansia e paura soprattutto coloro che vivono situazioni di fragilità emotiva, o che hanno timore di contrarre il virus.

Tutto ciò rientra nella cosiddetta “Sindrome della capanna” o del ‘prigioniero’, o cabin fever in inglese, che può comparire nelle persone che dopo un periodo di clausura, per esempio dopo una malattia o, come nel nostro caso, dovuta alle misure restrittive imposte a causa della pandemia. Si riferisce a una condizione di smarrimento, una voglia di seguitare a rimanere al sicuro in casa;  una dimensione emotiva già descritta all’inizio del XX secolo, spesso camuffata e descritta come poca voglia di uscire di casa a cui si debbono associare le attuali limitazioni comportamentali imposte dalle Autorità come l’uso delle mascherine e il mantenimento delle distanze di scurezza. Non è una malattia, ma una serie di aspetti comportamentali e psicologici legati a specifiche condizioni.

Per la Società italiana di psichiatria (Sip) sono oltre un milione gli italiani che rischiano di svilupparla, in questa fase di post quarantena.  “Possiamo dire che la sindrome della capanna e la movida senza prevenzioni sono due aspetti reattivi a condizioni ambientali, relazionali, sociali o di rischio pandemico, esattamente opposti” afferma Massimo Di Gannantonio, presidente Sip. “Se la movida è rimozione e negazione del rischio pandemico, la sindrome della capanna è una fobizzazione, una costruzione reattiva di tipo fobico, a dei rischi che in maniera sproporzionata vengono vissuti come enormi, pericolosi, incontrollabili” (fonte Dire). Si ha paura a riprendere gli impegni fuori casa e si desidera rimanere ancora un po’ nella sicurezza  delle mura domestiche, lontano dal virus che non è affatto sparito. Per superare il fenomeno, come dicono gli esperti, si deve prendere tempo, andare avanti a piccoli passi tra cui, organizzare una routine giornaliera come la gestione della casa e il tempo libero, accogliere le nostre emozioni, stabilire obiettivi per fronteggiare l’insorgere di preoccupazioni eccessive cercando di trasformare in positivo questa esperienza, a partire dal ridimensionamento dell’utilizzo del superfluo, e se necessario rivolgersi ai professionisti del settore. Riprenderà meglio chi saprà accogliere la novità, al di là del fattore anagrafico.

L’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpss) del Consiglio nazionale delle ricerche ha condotto un’indagine sull’impatto psicosociale dell’epidemia di Covid-19 in Italia. Dal 9 marzo sono state intervistate 140 mila persone che hanno evidenziato come le preoccupazioni economiche vengono dopo quelle sanitarie. “Quattro persone su dieci di quelle interpellate prevedevano di andare incontro a gravi perdite economiche, più di una su dieci riferiva di aver perso il lavoro o di aver chiuso la propria attività, e due su dieci di essere andate in cassa integrazione”, spiega Antonio Tintori, sociologo e coordinatore della ricerca. Dai risultati emerge che i sentimenti più diffusi durante l’isolamento sono stati tristezza, paura, ansia e rabbia, ma anche che la popolazione ha mostrato buona capacità di reagire all’interruzione delle relazioni sociali.

Anche per l’Organizzazione mondiale di sanità la salute mentale, e non solo quella fisica, è a rischio a causa della pandemia così come evidenziato un rapporto Onu sul tema. “L’isolamento, la paura, l’incertezza, le turbolenze economiche causano, o potrebbero causare, sofferenze psicologiche” sostiene Devora Kestel, direttrice del dipartimento di salute mentale dell’Oms. ”La salute mentale e il benessere di intere società sono state gravemente colpite da questa crisi e sono una priorità”.




Al Copernico partono i corsi serali

 

 

Offrire una seconda opportunità che tenga conto della mission dell’Istituto, la crescita e l’educazione degli studenti e la domanda formativa del territorio. Questo l’obiettivo dei corsi serali di istruzione per adulti in Elettronica ed elettrotecnica e Informatica e telecomunicazioni che saranno attivati da settembre 2020 presso l’I.I.S. Via Copernico di Pomezia.

“L’I.I.S. Via Copernico ha voluto fare suo il quarto obiettivo indicato dall’Agenda Onu 2030: fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e pari opportunità di apprendimento per tutti, in una dimensione glocal, ‘globale e locale’”, sostiene Francesco Celentano, dirigente scolastico dell’Istituto di istruzione superiore Via Copernico di Pomezia. “La nostra comunità educante crede in un’istruzione di qualità come base per migliorare la vita delle persone e trampolino per uno sviluppo sostenibile. In questi anni si sono registrati risultati importanti per quanto riguarda l’incremento dell’accesso all’istruzione a tutti i livelli, soprattutto per le donne, gli adulti, gli immigrati, i disabili. Tuttavia, se il livello base di alfabetizzazione è migliorato in maniera significativa, resta necessario offrire a tutte e a tutti una concreta possibilità di costruire con fondatezza il proprio progetto di vita, fornendo le chiavi per il raggiungimento del successo formativo, anche attraverso una seconda possibilità”.

Alla luce dell’emergenza sanitaria Covid-19 emergono, però, con forza i rischi di una preoccupante recessione economica, di nuove forme di marginalità sociale a cui l’Istituto sta cercando di rispondere per l’ambito di propria competenza. “Il Copernico si sta attivando nel tentativo di rispondere alle richieste di domanda formativa del territorio, sforzandosi di dare forma ai desideri e alle esigenze di donne e uomini che hanno il diritto ad un ingresso dignitoso nel mondo del lavoro e alla realizzazione del proprio progetto di vita” prosegue il professor Celentano. ”Attiveremo, dal prossimo settembre, percorsi di formazione per adulti di secondo livello. Il nostro progetto formativo è partito dalla condivisione della massima di M. Proust ‘Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi’. In nome del principio delle pari opportunità formative, l’I.I.S. Via Copernico intende condividere il ‘sogno educativo’ con la popolazione pometina: vedere orizzonti dove altri disegnano linee di confine. Per la fase di decollo del progetto ringrazio le istituzioni scolastiche dell’Ambito 16, il CPIA 7, il Comune di Pomezia -Assessorato alle Politiche sociali, le organizzazioni sindacali del territorio, l’Anpal, il mondo delle imprese, delle aziende e delle associazioni”.

Per informazioni e iscrizioni ai corsi serali: tel. 06121127550, www.viacopernico.it, email serale@viacopernico.edu.it.




Con Aisos, contro l’osteosarcoma che colpisce i bambini

Accanto all’emergenza sanitaria Covid-19 che stiamo vivendo e che ha colpito tutto il mondo, non vanno dimenticate le altre patologie, tra cui il cancro e le malattie rare, e tra queste l’osteosarcoma, il tumore alle ossa che colpisce bambini in tenera età e adolescenti nel 75% dei casi.

Contro l’ostesarcoma è attiva, da oltre 15 anni, l’Associazione italiana studio osteosarcoma (Aisos), centro di evidenza nazionale ed internazionale per la diagnosi tempestiva, la terapia, la cura e la ricerca contro questo terribile cancro delle ossa ad alto grado di malignità, che ha lanciato una campagna di raccolta fondi per sostenere la ricerca. Dal 26 aprile al 30 maggio 2020, tramite sms o rete fissa, è possibile donare 2 euro inviando un sms al numero 45581, da gestori Tim, Vodafone, Windtre, Coopvoce, o da rete  fissa 5 euro Vodafone,Twt,Convergenze,5 e 10 euro Tim,Fastweb,Infostrada. La campagna sarà inoltre presente su tutte le Reti televisive nazionali per un periodo di 34 giorni, dalle 24.00 del 25 aprile alle ore 24.00 del 30 maggio e i successi 7 giorni con lo stesso numero alla RAI:dal 25 aprile al 9 maggio La 7; dal 9 al 23 maggio Sky;dal 24 al 30 maggio Mediaset e poi poi 7 giorni sulla Rai.

“Ancora oggi, un bambino su cinque perde la sua battaglia, nonostante i significativi progressi nelle terapie”, spiega la dott.ssa Francesca Maddalena Terracciano, Presidente dell’Aisos. “Il Comitato scientifico di Aisos è composto da medici e personale delle professioni sanitarie di elevato grado di competenza e umanità ma non basta; fondamentale è la partecipazione attiva di tutti, per creare una rete a maglie strette in modo che nessun bimbo debba più perdere la vita”. Obiettivo dell’Aisos è quello di salvarli tutti. Per l’Associazione è fondamentale associare al sostegno psicologico, indispensabile per affrontare le problematiche clinico-patologiche, l’organizzazione di un percorso standardizzato e protetto. “Da sempre sperimentiamo modelli di assistenza integrata per i pazienti colpiti da osteosarcoma in età evolutiva” prosegue Terracciano. “Ai protocolli terapeutici affianchiamo una serie di servizi a sostegno delle persone in condizione di sofferenza e disagio, incluse le famiglie. In trent’anni la mortalità dei piccoli pazienti affetti da questo male è scesa dall’80% al 20%, ma è ancora un dato troppo alto. Il nostro scopo è arrivare alla guarigione del maggior numero possibile di piccoli malati. Con la raccolta fondi intendiamo favorire la possibilità di arrivare a terapie sempre più mirate per abbattere la mortalità di questo terribile male e finanziare progetti di ricerca, borse di studio, e organizzare corsi di formazione e informazione”. La raccolta fondi verrà utilizzata per il finanziamento del Progetto polifunzionale specifico per piccoli pazienti colpiti da osteosarcoma con fasi modulari della durata da 1 a 5 anni “Chiara”, con lo scopo di  trovare una terapia mirata per la cura dell’osteosarcoma e la costruzione di un modello di intervento specifico per la patologia, con l’applicazione di procedure diagnostico‐assistenziali specifiche per l‘età e per la dimensione emotiva colpita.

Ogni contributo, anche piccolo, può fare tanto per i piccoli malati accolti nei dieci ospedali romani e 50 italiani, per essere operati e spesso in attesa di amputazione del braccino o della gambina.

 




Indicazioni su Covid-19 per i pazienti oncologici

I suggerimenti degli esperti per affrontare l’emergenza Coronavirus sono rivolti a tutta la popolazione, ma in maniera particolare alle persone più a rischio come immunodepressi, anziani e chi ha malattie importanti, tra cui i pazienti oncologici che in Italia sono circa 3 milioni e mezzo (dati 2019 Associazione italiana di oncologia medica). Le regole igienico-comportamentali suggerite dalle autorità istituzionali per contenere il rischio di contagio, lavarsi spesso le mani con sapone senza toccarsi occhi, naso e bocca, disinfettare le superfici, attenersi ai protocolli indicati dal Ministero della salute per segnalare eventuali problematiche, sono fondamentali per tutti, ma soprattutto per chi è più vulnerabile.

La Fondazione per la ricerca sul cancro (Airc) ha interpellato tre esperti per raccogliere raccomandazioni per chi ha un cancro. Gli specialisti sono Giovanni Maga, direttore del laboratorio di virologia molecolare dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, Francesco Perrone che dirige l’Unità sperimentazioni cliniche dell’Istituto nazionale tumori di Napoli e Michele Milella, direttore del Dipartimento di oncologia dell’Università di Verona. Tutti e tre hanno condiviso l’invito alla cautela, in quanto le conoscenze del Covid-19 cambiano velocemente.

I malati oncologici sono sempre più esposti a infezioni ed eventuali complicanze, non solo quindi per il Covid-19, che però è nuovo: ogni paziente va valutato caso per caso, in base alla patologia, alla storia e condizione generale della persona e al tipo di terapia seguita. “Le terapie immunosoppressive, che riducono l’efficienza del sistema immunitario, espongono a un maggiore rischio di contrarre qualunque infezione. Non vi sono indicazioni che un paziente oncologico sia più a rischio di infettarsi specificamente con Covid-19” afferma Giovanni Maga. “Inoltre, verosimilmente, maggiore è la gravità del tumore sottostante e maggiore sarà il rischio di andare incontro a un decorso dell’infezione da Covid-19 più grave rispetto a una persona sana”. Per Perrone non esistono dati certi sui rischi di contrarre il Coronavirus durante la chemio. “Tuttavia è ragionevole pensare, per analogia con quanto accade nel caso dell’influenza stagionale, che in presenza di immunosoppressione da chemioterapia ci possano essere più complicanze e che il loro andamento clinico possa essere peggiore”. Per quanto riguarda il legame tra radioterapia o terapia ormonale. “La terapia ormonale non agisce direttamente sul sistema immunitario, mentre la radioterapia lo influenza meno della chemioterapia, quindi presumiamo che si possa stare più tranquilli”.

In caso di infezione da Covid-19 di un malato oncologico, non ci sono ragioni che giustifichino l’interruzione della terapia oncologica. “Ci si comporta come in caso di polmonite di origine batterica, il trattamento diventa cioè prioritario rispetto a quello del cancro, come d’altronde avviene per tutte le malattie acute” spiega Michele Milella. “L’unica ragione che potrebbe portare a una decisione di questo tipo potrebbe essere il rischio sanitario connesso al luogo dove vengono effettuate le cure. In questo caso vorrebbe dire che il reparto della struttura di riferimento è stato esposto all’infezione da Coronavirus”.

Indicazioni sono rivolte anche a chi assiste i malati, che possono essere un facile mezzo di infezione. “Chi si prende cura di un malato di tumore, specialmente se è in chemioterapia, deve porre massima attenzione a non entrare in contatto con soggetti che presentino sintomi quali febbre e tosse”, aggiunge Perrone. In caso di infezione respiratoria “si raccomanda di mantenere le distanze dal malato e osservare tutte le raccomandazioni contenute nel decalogo diffuso dal Ministero della salute”, conclude Milella.




Tutte le strade portano all’Unipomezia

La passione per il calcio coinvolge molti ragazzi e ragazze di Pomezia che si divertono a giocare a pallone in varie realtà agonistiche della città. Tra queste l’Unipomezia, con un passato importante e una realtà in continua crescita. Tra le varie figure che lavorano nella società, vogliamo fare un focus su un mister che non è del territorio, ma viene da Roma e che ha accettato gentilmente di farsi intervistare, per raccontare la sua esperienza di allenatore del settore giovanile. È Fabio Biagi, romano, mister degli Under 17 che come calciatore nasce centravanti per poi diventare terzino, giocando tra l’altro per il San Paolo Ostiense, Libertas Monteur e il Trevi. Ancora giovane, un brutto infortunio al ginocchio, operazione al crociato posteriore (insieme a Carlo Ancellotti!), lo spinge a prendere il patentino da allenatore, per rimanere nel mondo del calcio, che è di fatto la sua passione. Prima di approdare all’Unipomezia ha allenato nella Capitale, tra le varie squadre anche San Paolo, Romulea, Tor Tre Teste, Lupa Roma e Ostia Antica.

Mister
Biagi ci presenti la sua squadra

“La squadra è buona, anche
se a volte ci troviamo a fronteggiare delle difficoltà. I ragazzi si allenano
con entusiasmo ed anche le famiglie sono coinvolte, soprattutto durante le
partite in trasferta che giochiamo anche a Latina, Velletri e Fondi. Io li
alleno con impegno e passione. Per me è fondamentale stare sempre alla ricerca
di un’’alchimia’ che renda la squadra più compatta ed equilibrata, e spesso in
questa mia ricerca getto ‘il cuore oltre l’ostacolo’.

Su cosa insiste quando lavora con i ragazzi?

I ragazzi stanno insieme da tempo. Sto attento alle dinamiche relazionali del gruppo. Mi piace parlare chiaro sia individualmente sia con il gruppo: mi pare che mi ascoltino e mi apprezzino anche perché poi in campo ci vanno loro a fare la partita, e sanno che devono comportarsi sempre per il bene della squadra. Oltre all’aspetto puramente tecnico, sto lavorando affinché migliorino i rapporti tra di loro, sul rispetto e la fiducia così anche il gioco ne trarrà giovamento.

Come
prepara la partita, mister?

Importante è fare bene in
allenamento, ma soprattutto è fondamentale l’allenamento del venerdì in cui
l’intensità è più alta. Richiedo la massima concentrazione, li divido in gruppi,
con compiti di lavoro fisico, con o senza palla.

Tutti
gli allenatori prediligono più o meno uno o più aspetti del training. Lei ha
qualche preferenza?

Sono appassionato della tecnica individuale: colpo di testa, guida palla, tiro in porta e trasmissione. Per me sono fondamentali. Poi mi fa sempre piacere osservare i ragazzi che, sebbene non abbiano tanto talento, si impegnano in allenamento per migliorarsi, raggiungendo i loro obiettivi. Punto molto sulla crescita psico-fisica dei ragazzi, fatta di sacrificio, puntualità nelle sedute di allenamento, impegno e rispetto verso compagni, allenatore e società.

La squadra di mister Biagi fa parte del Settore giovanile che dal 2016 ha come responsabile Giovanni Rosati. “Il Settore giovanile sta crescendo in modo esponenziale, sia come iscritti sia come rendimento delle squadre di ogni categoria, dagli under 14 agli under 19. I ragazzi sono seguiti a 360 gradi, sono al centro del nostro progetto sportivo”. Una fotografia ancora più esatta
e completa della società la fa il  presidente, Valter Valle. “L’Unipomezia può
contare su persone che lavorano anno dopo anno con passione e competenza con un
unico obiettivo: quello di seguire i giovani con molta attenzione, non solo da
un punto di vista tecnico, ma anche atletico. Infatti la società, tra le altre
cose, mette a disposizione dei ragazzi di tutte le categorie uno staff medico,
un preparatore atletico e un massaggiatore per ogni necessità. Tutti i nostri
mister, che sono 20, sono tesserati della Federazione italiana giuoco calcio
(Figc) e sono tutti abilitati all’uso del defibrillatore per ogni evenienza”.




Un concorso per giovani ambasciatori

Verrà presentato il 18
dicembre 2019 a Roma, presso la sede della Società Umanitaria, il progetto “Ambasciatori
dei diritti umani”, riservato agli studenti del quarto e quinto anno delle
scuole superiori di Milano, Napoli e Roma.

L’iniziativa, promossa da
Società umanitaria, Società italiana per l’organizzazione internazionale (Sioi)
e Lega internazionale per i diritti dell’uomo (Lidu), sezione di Milano, ha l’obiettivo
di far sviluppare la consapevolezza dei diritti umani e la salvaguardia dell’ambiente
tra i giovani, con un focus sulle strategie in atto per uno sviluppo
sostenibile. Infatti cambiamenti
climatici, inquinamento dell’aria e degli oceani, e i processi di deforestazione
e di desertificazione necessitano di risposte urgenti a livello globale. Tali
iniziative sono però strettamente connesse alla tutela di diritti individuali e
collettivi e richiedono un intervento a livello internazionale.

Il concorso si svolgerà l’8
febbraio 2020 nelle sedi della Società umanitaria e consiste nello svolgimento
di un elaborato sui temi inerenti le tematiche del bando, che sarà poi valutato
da una commissione a suo insindacabile giudizio. I vincitori di ogni sede
parteciperanno ad un corso di formazione e aggiornamento dal titolo “Insegnare
i diritti umani” organizzato dalla Sioi, presso il Palazzo dei Priori di Assisi
(Pg), mentre ai primi tre classificati di ogni sede verrà attribuito un
viaggio-premio a Strasburgo per partecipare allo European Youth Event, promosso
dal Parlamento europeo. I candidati devono aver compiuto i 18 anni alla data
del viaggio-premio che si svolgerà dal 28 al 31 maggio 2020.  I vincitori verranno proclamati a marzo.

.Il progetto nasce nel 2008 per far conoscere gli intenti della Dichiarazione dei diritti umani e sensibilizzare i giovani alla libertà e al reciproco rispetto (www.umanitaria.it/roma-attivita-didattiche/roma-didattiche-ambasciatori-diritti-umani)




Black Friday? No, grazie

Ormai ci siamo, è arrivato
il 29 novembre, il Black Friday. Per molti è il giorno dedicato agli acquisti sfrenati
che nasce in America, e che cade sempre il giorno successivo al Thanksgiving,  il giorno del Ringraziamento (4° giovedì di novembre),
ma che si è diffuso in tutto il mondo e che di fatto dà il via alle compere
natalizie.

Molte persone, però, si rifiutano di questa pazza corsa al consumismo, di avere sempre tutto, di questo Venerdì Nero dove si compra e si vende, in una sorta di consumismo bulimico: sconti, offerte e tanti soldi che girano, che fanno ridere i produttori e stancare i lavoratori, oltre che riempire di scarti di ogni tipo il pianeta, dalla plastica usa e getta agli imballaggi. Al Venerdì Nero molti rispondono in modo ‘green’: liberi da acquisti indotti, si rendono disponibili per una passeggiata, una chiacchiera in compagnia, risparmiando soldi senza fare acquisti inutili e  ‘compulsivi’. Tutto questo movimento di prodotti, oggetti soldi e package danneggia, come sappiamo, il clima con costi umani e ambientali molto, troppo alti. Tant’è che il movimento ‘Fridays for Future’, giunto alla quarta edizione dello sciopero globale per il clima,  ha organizzato la prossima protesta contro i cambiamenti climatici proprio per il  29 novembre, in concomitanza del  Black Friday, ribattezzandolo ‘Block Friday’, in modo da opporsi al consumismo dei grandi marchi. Tante le manifestazioni previste in Italia, tra cui quella di Roma che si svolgerà il 29 con partenza alle ore 9,30 da P.zza della Repubblica e arrivo a P.zza del Popolo, per constrastare il consumo di cose superflue, e  boicottare una giornata di ‘spreco’  incompatibile con una visione del mondo a favore della sostenibilità ambientale. In un video messaggio, pubblicato sul gruppo Facebook di “Fridays For Future Roma”, vengono invitati a scendere in piazza anche i partecipanti del gruppo ‘Sardine’, contrario ad una politica impregnata di odio contro le diversità: vi si sottolinea come “l’emergenza climatica non potrà essere affrontata e risolta senza prima affrontare l’emergenza democratica”.




Le dive con le quattro ruote

Le dive del cinema non hanno solo capelli setosi, occhi ammalianti e atteggiamenti sensuali. Spesso sono basse e metallizzate, belle, con telai rigidi e alettoni, ma allo stesso tempo imprevedibili come tutte le dive che si rispettino. Sono le macchine utilizzate nelle riprese dei film che hanno fatto la storia del cinema, dalla famosa Aston Martin di James Bond all’auto di ‘Ritorno al futuro’, creata da John DeLorean. Il mix cinema e motori è perfetto: infatti per alcuni film le auto sono vere e proprie co-protagoniste ed in altri casi sono state proprio loro ad essere più famose degli attori. Alcune sono state talmente importanti da avere un gran seguito di lover,  con tanto di rivisitazioni, modellini e addirittura repliche a grandezza naturali. Indipendentemente dal genere di film in cui sono state impiegate, le quattro ruote sul set hanno sempre fatto valere il loro carattere e stile.

Partiamo con un’auto da museo, non tanto per i suoi anni, che
ci sono ma non la rendono vecchia, ma per la sua eleganza. Stiamo parlando
della storica Aston Martin DB5, una delle auto d’epoca di inestimabile
prestigio resa famosa dal terzo film della saga dell’agente segreto James Bond,
Agente 007 Missione Goldfinger guidata dall’attore Sean Connery. L’auto in
questione è stata munita di armi, paracadute di sicurezza e accessoriata con
armi all’avanguardia, pronta a qualsiasi tipo di inseguimento e operazione
segreta, dotata di tecnologia innovativa, proprio come ogni ‘agente segreto’
che si rispetti.

Un’altra
auto molto famosa, ma utilizzata in tutt’altro genere di avventura
cinematografica,  è  la Greased Lightning, della casa
automobilistica americana  Ford Motor Company, decappottabile
del 1948. Resa celebre con il famoso musical cinematografico del 1978 ‘Grease’
con John Travolta ed Olivia Newton John, assieme alla loro cricca scolastica
dei TBirds. I protagonisti si rincontrano casualmente dopo le vacanze estive, e
scoprono che la loro amicizia, fatta di litigi e chiarimenti, si trasforma poi
in amore.

Una ‘rossa’, la più amata dopo la Ferrari guidata dall’allora giovane Dustin Hoffman, è l’Alfa Romeo Spider o Duetto, che entra in scena nel film ‘Il laureato’, come regalo di laurea appunto. Dustin Hoffman interpreta il neo laureato di ricca famiglia tornato a casa per i festeggiamenti in suo onore, che viene sedotto dalla moglie del socio in affari di suo padre, la signora Robinson. I due divengono amanti, ma la relazione non è proprio destinata ad andare avanti; si separeranno, ma le loro vite continueranno ad essere unite in quanto lui, successivamente si innamorerà della figlia della Robinson.

Un’altra
auto di notevole importanza cinematografica è la Lancia Aurelia B24, una delle
auto che ha segnato maggiormente la storia del cinema italiano, utilizzata dal
grande Vittorio Gassman nel film ‘Il Sorpasso’ di Dino Risi. Auto potente,
aggressiva, con allestimenti lussuosi, e all’avanguardia per quell’epoca, è
andata in produzione dal 1950 al ’58 ed è stata una delle auto d’élite italiane
più apprezzate, non solo in Italia ma anche all’estero. Protagonista del film,
segnerà un’epoca della  cinematografia
italiana: infatti la pellicola è considerata un capolavoro ed anche una fotografia
sociale di quegli anni, con il benessere che si cominciava ad intravedere dopo la
fine della Seconda guerra mondiale.

Come non
ricordare la Pussy Wagon del celebre film del regista Quentin Tarantino ‘Kill
Bill Vol.1’? Film tutto al femminile, dove la protagonista è Uma Thurman e semina
morte in segno di vendetta. Altra auto protagonista, questa volta di una
commedia divertente, ma con tanti spunti di riflessioni, è il furgoncino della Volkwagen
‘T2  Bulli’ della commedia Little Miss
Sunshine del 2006. Una famiglia, apparentemente unita ma con grandi difficoltà di
comunicazione, si ritrova ad affrontare un viaggio interminabile verso un
concorso di bellezza.

Tra le auto
sportive che hanno fatto ‘da spalla’ ai più’ noti volti del cinema di ieri e di
oggi, ricordiamo lo spericolato Steve Mc Queen a bordo dell’auto sportiva la
Ford Mustang GT390 e la strana auto della pellicola ‘Robocop’, ovvero una  Pontiac 6000. Poi c’è la macchina di Batman, la
Batmobile, famosa per il personaggio alla sua guida, nel film diretto da Tim Burton:
sembra infatti che la vettura, per quanto possa essere difficile credere, fosse
realmente funzionante. Concludiamo poi ricordando ‘Fast and Furious’,  la saga più famosa delle corse di auto, iniziata
con il primo film nel 2001 e andata avanti fino al 2019. Nel film si
intrecciano storie d’amore, regolamenti di conti, ed inseguimenti surreali con
auto ‘truccate’.




Le prime cause di decessi nel mondo: ci sono anche cibo e telefonino

Un recente focus di approfondimento del Consiglio nazionale delle ricerche, riferito ai dati del Global Burden of Disease Study,  coordinato dall’Institute for Health Metrics and Evaluation dell’Università di Washington (Usa),  ha stilato la classica delle principali cause di morte nel mondo: cuore, malattie cerebrovascolari, broncopneumopatia, demenza e Alzheimer, infezioni alle vie aeree inferiori, cancro ai polmoni, acqua contaminata, diabete, incidenti stradali e tubercolosi. L’obiettivo è quello di informare e stimolare le persone a prendersi cura della propria salute con uno stile di vita più sano, evitando abitudini sbagliate, e per sfidare anche le troppe superstizioni sulla morte. La prima causa di morte nel mondo è il cuore: oltre quattro milioni che muoiono per malattie cardiovascolari, di cui un milione prima dei 75 anni. Per il nostro cuore bisogna stare lontani da fumo, alcol, sedentarietà e alimentazione sbagliata. Al secondo posto ci sono le malattie cerebrovascolari,  sempre più diffuse per l’invecchiamento della popolazione su cui si può agire, in parte, con una equilibrata alimentazione, mentre al terzo troviamo la broncopneumopatia cronica ostruttiva, legata all’inquinamento dell’aria, che colpisce l’apparato respiratorio. Le varie forme di demenza e l’Alzheimer occupano la quarta posizione: in Italia colpisce circa 600 mila persone. Al quinto e sesto posto di questa classifica ci sono le infezioni alle vie aeree inferiori ed il cancro ai polmoni dovuto sempre all’alto tasso di smog e sigarette.

Alla settima posizione troviamo l’acqua contaminata, anche se non riguarda direttamente il nostro Paese, in cui l’acqua è garantita. Oltre due milioni di persone (28,94% della popolazione mondiale) non ha acqua potabile in casa, 4,5 miliardi non ha accesso ai servizi igienici e tutto ciò pone le popolazioni in contatto con virus e batteri sviluppando malattie come colera, dissenteria e tifo. L’elenco prosegue con il diabete, che colpisce quasi il 6% della popolazione italiana. Due sono le forme esistenti: diabete mellito,  che colpisce prevalentemente i giovani ed è causato da un deficit assoluto di insulina, e il tipo 2, più diffuso, con maggiore incidenza in età adulta. Importante è mantenere il peso forma e  mangiare cibo con poco zucchero e grassi.  La lista si chiude con gli incidenti stradali che non sono una patologia, ma che uccidono come se lo fosse: per l’Aci il 75% dei casi è provocato dalla distrazione causata dal cellulare, e la tubercolosi, devastante nell’Ottocento, ma che ancora oggi è tra le prime dieci cause di decesso nel mondo.




Novità in arrivo all’aeroporto di Fiumicino

Entro il 2020, grazie alle nuove tecnologie, nell’aeroporto romano ‘Leonardo da Vinci’, ma anche negli aeroporti milanesi, cambieranno le limitazioni riferite al trasporto di creme e liquidi (max 100 ml a confezione per 10 contenitori) portate nel bagaglio a mano, vietati dopo gli attentanti dell’11 settembre 2001 a New York.  Non sarà inoltre più necessario far controllare agli operatori della sicurezza tablet, pc e smartphone: tutto ciò per velocizzare l’imbarco, diminuendo i tempi d’attesa. Al ‘Leonardo da Vinci’ verrà introdotto il riconoscimento facciale: con un sistema di controllo, affidato alla biometria, verranno registrati i parametri facciali dei passeggeri e tenuti almeno un anno in archivio. Nella fase iniziale, sperimentale, il passeggero dovrà registrarsi, modalità fai-da-te, in una speciale macchina dove verrà registrato anche il documento e il volto (la sperimentazione l’applicherà la Klm per i voli verso Amsterdam). Una volta a regime, si potranno superare i vari varchi che scandiscono il tragitto tra l’arrivo in aeroporto e l’imbarco sull’aereo senza mai mostrare i documenti: infatti il sistema informatico dell’aeroporto assocerà i dati del documento ai dati biometrici del riconoscimento facciale, e li valuterà.

Negli aeroporti milanesi di Malpensa e Linate inizialmente ci saranno delle macchine per il controllo dei bagagli, una sorta di Tac, gli   Explosives detection systems for cabin baggage ( Eds-Cb ) al posto dei tradizionali x-ray, per cui non si dovranno più togliere i liquidi e i dispositivi elettronici fuori dal bagaglio a mano. Poi anche qui arriverà il riconsocimento facciale come a Roma e dei self bag drop per velocizzare l’imbarco: i passeggeri dopo il check-in online, da soli peseranno e apporranno l’etichetta al bagaglio che poi invieranno in stiva con il nastro trasportatore. Grande attenzione anche per lacibersecurity: gli aeroporti si doteranno di una tecnologia ancora più sofisticata per prevenire possibili attacchi hacker.




l cambiamenti climatici arrivano al museo

A Roma è partito un ciclo di incontri dal titolo “I venerdì sul clima al museo”, che si tiene al Museo civico di zoologia. Promosso dall’Assessorato crescita culturale – Sovrintendenza capitolina ai Beni culturali con i servizi museali di Zètema e dalla fondazione e dal Centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici (Cmcc), ospiterà esperti e ricercatori che parleranno di clima e del suo effetto sulla vita, dall’ambiente alla ricerca scientifica, dall’alimentazione allo scioglimento dei ghiacciai. Un venerdì al mese, fino al 5 giugno 2020, sempre alle ore 17,30, si terranno conferenze che, in un linguaggio chiaro e adatto al grande pubblico, toccheranno il tema del Climate Change e le sue interazioni con l’agricoltura, la biosfera, il mondo dei ghiacciai, la comunicazione.

Ogni incontro verrà introdotto dai Volontari del servizio civile nazionale in servizio presso il museo con il progetto ‘Inventare e comunicare la biodiversità’ e alcuni studenti delle superiori nell’ambito del progetto Percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento. “Cambiamenti climatici e agricoltura” è il tema di cui si parlerà il 13 dicembre con Federica Matteoli (Fao, Climate and Environment Division):soluzioni e buone pratiche sociali e politiche per far cambiare atteggiamenti alle popolazioni e ai governanti. La prima conferenza del 2020 si terrà il 31 gennaio: Diego Rubolini (Università degli studi di Milano) illustrerà la relazione tra clima e specie di uccelli migratori. Negli incontri del 28 febbraio e 13 marzo si affronterà il discorso dei ghiacciai: Massimo Frezzotti (Dipartimento di scienze dell’Università RomaTre) farà il punto sullo stato di salute del pianeta partendo dalla riduzione dei ghiacciai, mentre Mauro Gobbi (Museo delle scienze di Trento) descriverà il rischio estinzione e le strategie di sopravvivenza degli insetti che vivono in alta quota, in relazione al cambio di clima.

Gli appuntamenti di aprile e di maggio faranno il focus sul clima
raccontato dai media con Mauro Buonocore (Fondazione Cmcc) e Paola Mercogliano
(Centro italiano ricerche aerospaziali) che spiegherà come siano importanti le
tecnologie complesse e supercomputer con grandi capacità di calcolo per
pianificare iniziative per prepararci al ‘nuovo clima’. L’ultimo seminario, dal titolo “Ecologia cosmica: figli delle stelle, custodi
dell’universo” sarà tenuto il 5 giugno da Stefano Giovanardi (Planetario di
Roma Capitale) che porterà il pubblico ad una riflessione filosofica e
scientifica sul ruolo dell’umanità rispetto al nostro pianeta. L’ingresso è
gratuito fino a esaurimento dei posti (www.museozoologia.it).