“Al tema del gioco d’azzardo si è data, negli ultimi anni, estrema rilevanza dal punto di vista clinico e patologico; resta non inedito ma poco esplicitato il fenomeno dal punto di vista industriale”.
E’ questa la presentazione del convegno “L’industria dell’azzardo” che si terrà il prossimo 14 ottobre al Senato, moderato dal senatore Giovanni Endrizzi, al quale interverranno, tra gli altri, Maurizio Fiasco (Sociologo, consulente della Consulta Antiusura e Presidente dell’Osservatorio della Regione Lazio), Attilio Simeone (Coordinatore Nazionale del Cartello “Insieme contro l’azzardo” – Consulta Nazionale Antiusura), Ivan Raimondi (Vicedirettore dell’Ufficio Pastorale Salute – Arcidiocesi di Torino).
Un tema, quello del gioco d’azzardo, sul quale si sta facendo sempre più luce e che mette in campo numeri da capogiro anche nel nostro Paese.
Partiamo dalla spesa per il gioco d’azzardo in Italia: 17 milioni di giocatori e 101,8 miliardi di euro, una cifra incredibile, con un trend in crescita, se pensiamo solo al fatto che ci sono circa 5 milioni di persone che vivono sotto la soglia di povertà.
Facciamo un po’ di storia.
Fino al 1992 il gioco d’azzardo in Italia era sempre stato considerato una pratica ad alto rischio sociale, quindi le concessioni rilasciate erano riservate a poche lotterie e al totocalcio.
Le cose cambiano con i governi Amato e Ciampi: erano gli anni in cui si cercavano fondi per finanziare la spesa pubblica e così si vararono una serie di provvedimenti per utilizzare l’azzardo come leva fiscale.
Poi arrivano i governi Berlusconi dei primi anni ‘2000 ed è in questo periodo che nasce una vera e propria nuova economia del gioco d’azzardo con la conseguente nascita e diffusione di grandi società concessionarie e ha inizio il boom delle slot machine e dei Gratta e Vinci.
Nel 2009 il governo di centro destra introduce la possibilità di installare nelle sale i Videolottery (Vlt), e dà il via libera all’apertura dei casinò online.
Solo negli ultimi dieci anni assistiamo ad una maggiore presa di coscienza, da parte della società civile, contro la proliferazione dei Vlt e delle slot machine, a favore di una regolamentazione più rigida e controlli più serrati verso i grandi concessionari.
Nel 2018, al fine di coordinare l’azione di alcuni Comuni, nasce il Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per il contrasto al gioco d’azzardo patologico: assistiamo così ad alcune iniziative di contrasto al gioco d’azzardo in Italia, come il divieto di installare videolottery e slot machine, gli incentivi ai commercianti che le tolgono, o i progetti di sensibilizzazione.
Dal fronte politico nazionale, ad oggi, sono ancora poche le azioni concrete: il contrasto al gioco d’azzardo in Italia è stato tra i punti del contratto di governo tra Lega e 5 Stelle e ancora oggi un obiettivo della compagine pentastellata.
Tuttavia, l’unica vera misura rimane quella contenuta nel cosiddetto “Decreto Dignità” del luglio 2018 che riguarda la limitazione della pubblicità del gioco d’azzardo: nel testo è previsto tra le altre cose il divieto di “qualsiasi forma di pubblicità, anche indiretta, relativa a giochi o scommesse, nonché al gioco d’azzardo, comunque effettuata e su qualunque mezzo”.
Qualche giorno fa, anche la regione Lazio, per bocca dell’assessore alle politiche sociali Troncarelli, si è detta pronta ad investire 14 milioni di euro per interventi di contrasto al gioco d’azzardo patologico attraverso un piano di formazione che coinvolgerà 500 professionisti operanti nelle Aziende sanitarie territoriali e ospedaliere, 80 professionisti provenienti delle strutture private accreditate e 75 operatori sociali degli Enti locali, del Terzo settore e della scuola.
Tra le attività previste c’è la realizzazione di un portale regionale, denominato “Osservatorio on line permanente Gap”, che permetterà una rilevazione sistematica e completa dei dati, anche per monitorare la distanza delle sale gioco dai luoghi sensibili. Per tali attività è previsto stanziamento di 307.982,90 euro; l’elaborazione del marchio “Slot Free-Regione Lazio”, che verrà assegnato agli esercizi commerciali che rinunceranno al gioco d’azzardo; l’ideazione della campagna informativa e di prevenzione “Game Over”, che coinvolgerà le seconde classi delle circa 400 scuole secondarie di secondo grado del Lazio.
Torniamo per un attimo al “gioco”.
Nel 2017 il “gioco” che andava per la maggiore era quello delle slot machine e delle Vlt, per un totale di 48,9 miliardi di euro buttati in queste macchinette; poi venivano i giochi di carte, seguiti dalle scommesse sportive, le lotterie, il lotto, il bingo e le scommesse online.
A livello geografico la provincia che domina la classifica della spesa pro-capite è Prato con quasi tremila euro di spesa, seguita da Ravenna, Rovigo, Como e Teramo.
Ma chi guadagna davvero dal gioco d’azzardo in Italia?
A fronte di una spesa totale di 101,8 miliardi, le vincite redistribuite sono state pari a 82 miliardi nel 2017: i giocatori italiani hanno quindi perso circa 20 miliardi di euro.
Nelle casse dello Stato sono entrati circa otto miliardi di euro e la tassazione varia a seconda delle tipologie di gioco: per le slot machine si applica un’aliquota del 19%, per le Vlt è ridotta al 6%, per il lotto viene applicata l’aliquota dell’8% per gli importi superiori ai 500 euro, mentre per le lotterie e il Superenalotto si mantiene un’aliquota del 12%, per le scommesse sportive varia dal 18% al 22%, per le vincite derivanti dai giochi di carte e da casinò siamo al 20%, per le scommesse ippiche si arriva fino al 47%.
Con la manovra di bilancio 2019 qualcosa è stato fatto per scoraggiare il gioco attraverso l’aumento della tassazione: sono infatti aumentate le aliquote già esistenti per diverse tipologie di gioco d’azzardo in Italia.
Tolte le tasse, i restanti 12 miliardi circa di raccolta residua dopo la redistribuzione delle vincite si suddividono in fatturato fra i fornitori del settore: insomma un giro d’affari imponente.
Il gioco d’azzardo può causare dipendenza, come dimostrato da tempo attraverso studi scientifici, con effetti anche distruttivi per la vita delle persone che soffrono di questa dipendenza nota come ludopatia.
Il gioco d’azzardo è ormai diventato la piaga sociale più remunerativa del nostro Paese, per la gioia di concessionari, criminali e, purtroppo, delle casse dello Stato: l’impegno profuso sia a livello locale che a livello di governo centrale è ancora non sufficiente a combatterla e occorre davvero sperare che dal nuovo esecutivo, ora in carica, arrivino al più presto interventi maggiormente incisivi, anche al costo di ridurre drasticamente le relative entrate dello Stato, limitando in questo modo la diffusione di un fenomeno sociale che mette a rischio la vita di persone, famiglie e società.
Nato a Napoli, cresciuto a Roma e residente a Pomezia ormai da quindici anni, giornalista pubblicista, mi occupo da sempre di comunicazione e sono convinto che l’impegno civico, unito all’amore per il proprio territorio, possa essere un grande stimolo alla crescita di una collettività partecipe e consapevole