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Approvato all’unanimità in Consiglio comunale il Codice etico degli amministratori pubblici

By Massimiliano Villani on 1 Ottobre 2019
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Approvato all’unanimità in Consiglio comunale il Codice etico degli amministratori pubblici

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E’ arrivato ieri, 30 settembre, il voto favorevole all’unanimità per l’adesione di tutti i consiglieri comunali pometini al Codice etico.

L’iter era iniziato nello scorso mese di giugno in sede di Commissione consiliare Affari Generali e, da subito, maggioranza e opposizione avevano trovato una linea comune per proseguire in questo lavoro.

Il Codice etico non inventa nulla di nuovo, non ha colore politico in quanto portatore di valore universali, ma richiama ogni singolo consigliere in maniera solenne ad aderire a norme e principi già esistenti, come ad esempio gli artt. 54 e 97 della nostra Costituzione.

L’importante documento tende a valorizzare trasparenza, imparzialità, giustizia e legalità e gli amministratori pubblici, scegliendo di attenersi ai comportamenti che lo stesso indica, si impegnano ufficialmente a rafforzare la promozione e la difesa di questi principi durante il loro mandato.

In Italia, come detto, esistono già precise norme e leggi che regolano la condotta degli amministratori pubblici, tra cui il Testo Unico degli Enti Locali e in particolare l’art. 58 che regolamenta le cause ostative alla candidatura a incarichi pubblici, sul cui mancato rispetto interviene la Magistratura: per questi motivi il Codice etico interviene sulla sfera prettamente morale, indicando quali comportamenti l’amministratore si impegna ad adottare, portandolo, allo stesso tempo, a riaffermare il proprio impegno al rispetto e al far rispettare i principi democratici di legalità e giustizia.

Con l’adesione, libera, al Codice etico, l’amministratore ribadisce dunque la sua osservanza alle norme della nostra Costituzione, alle leggi della Repubblica e, in generale, ai principi e agli obblighi che qualificano l’esercizio delle funzioni di pubblica responsabilità.

Il Codice, che potrà essere integrato da nuove norme che il Consiglio comunale riterrà nel tempo utile inserire, entra anche più nel dettaglio e impegna ad evitare situazioni di conflitto di interesse, a mantenere un comportamento consono alla carica che si riveste e, infine, a osservare l’articolo che regola la possibilità di accettare vantaggi personali e omaggi, pratica che potrebbe dare l’impressione di interferire o influenzare il suo pubblico operato.

Tutte le disposizioni, quindi, costituiscono specificazioni degli obblighi generali di diligenza, lealtà, onestà, trasparenza, correttezza e imparzialità che devono qualificare l’operato di chi gestisce la cosa pubblica.

Il voto di ieri arriva in un momento propizio: viviamo ormai un’epoca di conflitti, nella quale soprattutto a causa dell’utilizzo distorto dei social abbiamo raggiunto vette di maleducazione e di odio che dovrebbero farci preoccupare seriamente, considerati anche gli esempi che stiamo dando alle nuove generazioni.

E la politica, specie negli ultimi anni, è stata lo specchio della società in cui viviamo: polarizzati e divisi su tutto, dove il pensiero diverso è attaccato anche pesantemente.

Chissà che da questa adesione al Codice etico la politica pometina non riesca a fare quello scatto di qualità, di rispetto e di civiltà che le permetta di essere vero esempio verso tutti i cittadini.

Parlare di etica non vuol dire solamente approcciare ad una conversazione “alta”, perché ancora oggi ci sono casi in cui il senso comune sembra aver pacificamente accettato che il politico possa comportarsi in modo difforme dalla morale comune e che ciò che è illecito in morale possa essere considerato e apprezzato come lecito in politica.

Ma la politica non può ubbidire a un codice di regole differente e in parte incompatibile con il codice di condotta morale: occorre che esista sempre una base comune di regole condivise dalla quale partire per poter poi sviluppare azioni e programmi.

Pomezia ha fatto il primo passo, i consiglieri hanno preso un ottimo impegno e questo è solo il punto di partenza per perseguire esclusivamente l’interesse dei cittadini.

Il Codice, però, non deve diventare un’arma da usare politicamente contro qualcuno, altrimenti avremmo perso una buona opportunità e ceduto esclusivamente all’interesse di parte e ai personalismi.

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