Muri che separano e dividono, muri che avvicinano e uniscono.
La notizia è del 2015, ma arriva in Italia solo poco tempo fa, e parte dal Paese che non t’aspetti: l’Iran.
Questa storia ci porta a Mashhad, una metropoli con due milioni e mezzo circa di abitanti nel nord est dell’Iran: siamo, come detto, nel 2015, nel mese di dicembre, e qualcuno decide di piantare chiodi in un muro per poi appenderci degli attaccapanni.
E vicino una scritta: «Se non ne hai bisogno, lascialo. Se ti serve, prendilo».
Nel giro di poche ore maglioni, pantaloni e cappotti iniziano ad accumularsi e poco dopo sul web cominciano a diffondersi immagini dei cosiddetti “walls of kindness”, i muri della gentilezza.
Proprio dalla rete partono i primi appelli “spot”: “tutto ciò di cui hai bisogno è un muro, un po’ di vernice colorata e qualche appendi abito”.
E inizia la diffusione del fenomeno in tutto il mondo.
Un po’ di dati per capire meglio la questione: nel 2015 in Iran erano presenti circa quindicimila senzatetto, il Paese stava cercando di uscire fuori dall’isolamento internazionale, era in recessione e l’occupazione stentava a ripartire.
Una solidarietà, quindi, partita dal basso, dai cittadini vicini alle persone meno abbienti e che all’inizio è stata anche interpretata come il riconoscimento dell’incapacità del governo di trovare soluzioni concrete alla povertà in un paese dove comunque il benessere esiste ma, come sovente capita, è mal distribuito.
I “muri della gentilezza” sono arrivati in Svezia e infine anche in Italia, dapprima a Bari, Napoli, Roma (nel municipio XV), Parma e da ultimo nella città di Bologna: l’aula consiliare del Comune ha infatti all’unanimità approvato lo scorso 9 settembre un ordine del giorno per promuovere questi spazi e iniziare, quindi, a condividere indumenti invernali.
Il capoluogo emiliano è tra le altre cose un luogo dove l’inverno, così come l’estate, si fa sentire molto: in questo modo l’iniziativa – si spera – potrà avere un grande successo.
E Bologna non è nemmeno nuova a iniziative sociali di questo genere: già aveva avuto un buon seguito l’idea della sciarpa sospesa, accessorio fondamentale per proteggersi dal freddo che veniva appeso a un albero o ad un palo dalle persone che volevano regalarlo a chi ne aveva bisogno.
O anche l’esperienza di un asilo che aveva pensato al muro della gentilezza dedicato però ai giocattoli e ai più piccoli.
Un gesto semplice di solidarietà che però può fare la differenza per le persone meno fortunate e bisognose e che speriamo possa essere esportato come “buona pratica” in altre Città.
Nato a Napoli, cresciuto a Roma e residente a Pomezia ormai da quindici anni, giornalista pubblicista, mi occupo da sempre di comunicazione e sono convinto che l’impegno civico, unito all’amore per il proprio territorio, possa essere un grande stimolo alla crescita di una collettività partecipe e consapevole